lunedì 30 maggio 2011

Quelli del 1994 Lo temevamo ed ...

Quelli del 1994

Lo temevamo ed ...
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Quelli del 1994

Lo temevamo ed è puntualmente successo. I leader del centrosinistra sono ripartiti con le analisi: è il lavoro che gli viene meglio, le campagne elettorali le lasciano fare agli altri.

Leggo un sacco di interessantissime elucubrazioni sui giornali. La migliore è quella di Massimo Cacciari, che avrebbe candidato Albertini perché Pisapia nemmeno giocava la partita. E ora commenta, senza fare un plissé, la vittoria di Pisapia. Speriamo solo che non porti sfortuna.

Altri, strateghi della più bell'acqua, ci spiegano che adesso non bisogna fare come nel 1994, quando, dopo la vittoria delle Comunali, si pensò di vincere da soli.

Il riferimento al 1994 va preso sul serio soprattutto perché chi ne parla nel 1994 già c'era. E allora fece il primo di molti errori.

Quelli del 1994 spiegano che ci vuole un'alleanza tipo 2006, molto larga e inclusiva, in cui si decida a tavolino più o meno tutto quello che serve. Chi va a Palazzo Chigi e chi al Quirinale. Anche nel 2006, del resto, la strategia era affidata a loro. Ed è andata benissimo, in effetti.

Gli stessi che qualche settimana fa mi spiegavano, in camera caritatis, che avremmo perso Milano e Napoli, gli stessi che accolsero il mio appello in direzione nazionale per puntare tutto ma proprio tutto su Milano e Napoli con un'alzata di spalle, gli stessi che da un anno passano la vita a far trame di Palazzo, e che hanno vinto queste elezioni "a loro insaputa", ci vogliono spiegare che cosa dobbiamo fare.

Personalmente, mi farei ispirare dagli elettori, mi farei consigliare da loro e rispetterei il senso del loro voto e delle loro aspettative. Gli elettori, in tutta la penisola, hanno chiesto discontinuità e che ora si aspettano una proposta di governo comprensibile e forte. Come hanno fatto a Milano ma anche a Napoli.

Per questo ripartirei da un'alleanza che non è quella del 1994 (perché il Pd non è il Pci, e continuare a ripeterlo non fa bene né al Pd, né al Pci), ma quella del 2011. E darei un progetto di governo e un leader a tutta questa energia che si è diffusa nel Paese, cercando di recuperare alla politica l'immensa forza civica che appare rinnovata e finalmente libera. Perché il civismo, in Italia, non è rappresentato solo da LCdM, con rispetto parlando.

E poi mi dedicherei a quel 40% in media che comunque non va a votare, perché il dato non è cambiato, nonostante i ripetuti (ma un po' formali) appelli alla partecipazione.

E, da ultimo, farei qualcosa per ridare dignità alla politica del Pd nel Sud, che tra la scoppola di Napoli, i risultati decimali in Calabria e le alleanze siciliane, esce decisamente mortificato da questa tornata amministrativa.

In effetti c'è una cosa che assomiglia al 1994, oltre alla presenza dello stesso gruppo dirigente, ed è che è finito un ciclo, come qualcuno ripete da un anno abbondante. Capisco che per alcuni leader potrebbe essere traumatico rendersene conto, ma è così. E cercare di negare il divenire è il peggior errore politico che si possa fare. E non è di sinistra, no. Per niente.

Da ultimo, si fa notare che Casini e Fini, che escono miniaturizzati da questo risultato, stanno lavorando in prospettiva di un centrodestra moderato e finalmente presentabile, non di un'alleanza strategica con il centrosinistra. Del resto anche loro c'erano nel 1994 (uno aveva lavorato con Forlani, l'altro con Almirante) e chissà se ce la faranno nei prossimi anni a reggere nella stessa posizione di sempre. Ma loro son conservatori. Appunto.

Prima di buttarsi nella defatigante politica-delle-alleanze (che in parte abbiamo già, tra l'altro), bisogna guardare avanti, con coraggio, convinzione e maturità. Prima di tutto viene il progetto e un leader nel quale riconoscersi. Proprio quello che manca oggi, come mancava, guarda caso, anche nel 1994.

Pubblicato da civati | Commenti (3)


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sabato 14 maggio 2011

Omofobia? Magari!

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Piergiorgio Paterlini per Piovonorane.it:



Non capisco tutto questo stupore per la patente negata a un omosessuale.


Io non sono stupito affatto. Da sempre penso che la discriminazione contro i gay nasca da un colossale e ridicolo, se non fosse tragico, equivoco, equivoco però ancora più grave dell’omofobia.


Spiego. Nonostante tutto, questa nostra (in)civiltà pensa che le donne siano il problema: sono loro gli esseri inferiori, se abbiano o meno un’anima è cosa a dire il vero che non è mai stata chiarita una volta per tutte, ma che non sappiano guidare, diosanto, questo sì è chiaro chiarissimo da sempre. Donna al volante pericolo costante. Cosa ridete? Non c’è niente da ridere.


La faccenda della patente nasce da qui. Se è meglio che le donne non guidino figurarsi un uomo che ha “scelto” di fare la donna. Questo dice il senso comune.


Questo abbiamo profondamente radicato “dentro”. Omosessuale = passivo. E passiva è la donna, per definizione, costituzione anatomica, “natura”. Tant’è che il linguaggio volgare – quello che il Premier, en passant, ha ormai elevato a linguaggio istituzionale – il linguaggio volgare, dicevo, pensa che l’atto omosessuale “attivo” non solo non sia disprezzabile ma sia addirittura il massimo: sinonimo e simbolo di virilità, potenza, dominio, perfino somma astuzia. «Ah ah, gliel’ho proprio messo nel…».


Non parliamo forse così? E ciò che parliamo è ciò pensiamo, si sa. «Gliel’ho messo nel» è il linguaggio principe, segno e simbolo di dominazione e potenza, appunto, dall’Impero Romano (no, da molto prima) a oggi. Una indiscutibile prova di virilità e di orgoglio da ostentare, metaforicamente e anche concretamente.


Quindi, è con le donne che questa società continua ad avere un bel problema, sono le donne a essere inferiori, e ridicolo è l’uomo che fa la donna, tutto qui (l’omosessualità c’entra come i cavoli a merenda). Ridicolo – e possibilmente da menare virilmente – è colui che, essendo stato beneficiato dalla natura del potere di essere maschio, è così scemo, e malato, da abbassarsi all’umiliante “ruolo” passivo-femminile.


Ma con tutto questo il macho attivo (non solo nelle carceri, cosa che pure la dice lunga) non c’entra nulla, anzi è l’esatto opposto. E proprio questo tradimento indica la meravigliosa definizione di “atti contronatura”. Non fatevi infinocchiare – appunto – quando sentite questa espressione. Non c’entra l’omosessualità, contronatura è un maschio che tradisce la propria natura di maschio.


Omofobia? Magari! Non siamo nemmeno omofobi. Non lo siamo ancora! Essere davvero omofobi – rispetto alla nostra imbecillità – sarebbe già un passo avanti. Purtroppo non siamo ancora arrivati a questo stadio di (in)civiltà. Siamo più indietro e più in basso. Siamo a un’idea barbara, grottesca, paleolitica della donna. Che Iddio ci aiuti.


(P.P.)

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lunedì 9 maggio 2011

Più di B Nichi Vendola ieri ...

Più di B

Nichi Vendola ieri ...
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Più di B

Nichi Vendola ieri ha riempito il piazzale intorno all'Arco della Pace. Un comizio lungo e articolato, con il solito limite di rappresentare perfettamente le questioni e gli scenari indicando però poche soluzioni, ma con un effetto obiettivamente grandioso.

Chi lo attacca per la narrazione - come fanno molti nel Pd, anche nelle loro riflessioni più sofisticate - dovrebbero ascoltarlo e vedere la faccia che fa il popolo del centrosinistra (a cui Vendola si rivolge, perché Sel, come ha ricordato ieri, è «una partita» non «un partito»).

Ieri Vendola ha evitato certi barocchismi divenuti, nel tempo, insopportabili, e ha lanciato una sfida antica e molto innovativa insieme. Lo ha fatto con passione e spendendosi fino in fondo, come avrebbero dovuto fare tutti i leader del centrosinistra in queste ultime settimane.

Con lo stesso spirito avevamo lanciato Tutti X Milano, una giornata di mobilitazione che ha raccolto l'adesione di centinaia di persone (giunte anche da lontano, con un manipolo di straordinari pisani), ma che non ha avuto l'effetto politico (e mediatico) sperato, anche perché - dopo il comizio di Rosy Bindi - il popolo del Pd si è (giustamente) sparpagliato tra le decine di banchetti organizzati in città.

Ora, però, non è il caso di dare i voti, ma cercare di recuperarne a sufficienza per andare al ballottaggio anche a Milano. E qui conta l'impegno di tutti (ma proprio tutti) perché nemmeno un voto vada perduto. Con i sondaggi che ci sono, anche il minimo movimento è decisivo. E sarebbe un peccato perdere l'occasione per mandare un segnale, altrettanto decisivo, al premier attualmente in carica. Perché Milano libera tutti. Appunto.

Pubblicato da civati | Commenti


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domenica 8 maggio 2011

Napolitano, dai giudici fermezza

Napolitano, dai giudici fermezza: "Per difesa democrazia imperativo opporsi a rottura legalita'"

Usa, Al Qaida non ancora sconfitta

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Fini: "Il premier delegittima i giudici"

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Il presidente della Camera ha ricordato che domani, 9 maggio, l'Italia commemora le vittime del terrorismo, 'tra cui vi sono diversi magistrati' 'No a riforme...

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L'adunata degli alpini infiamma il cuore di Torino

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giovedì 5 maggio 2011

Aforismi.

Con la crescita zero il Paese invecchia.Tra un po avremo un pensionato a carico di ogni disoccupato - Altan       La prima femminista del mondo a bruciare il reggipetto è stata Giovanna D'Arco. . Makaresco/Trani
Era così pudica che,invece di dargliela,preferì fargliela avere.   "Comix"

mercoledì 4 maggio 2011

Aforismi - Socrate

Sposati: se trovi una buona moglie sarai felice; se ne trovi una cattiva,diventerai filosofo.

Aforismi - Oscar Wilde

Sono fin troppo consapevole del fatto che si vive in un'epoca in cui solo gli ottusi sono presi sul serio,e io vivo nel terrore di non essere frainteso.