sabato 14 maggio 2011

Omofobia? Magari!

Omofobia? Magari!: "

Piergiorgio Paterlini per Piovonorane.it:



Non capisco tutto questo stupore per la patente negata a un omosessuale.


Io non sono stupito affatto. Da sempre penso che la discriminazione contro i gay nasca da un colossale e ridicolo, se non fosse tragico, equivoco, equivoco però ancora più grave dell’omofobia.


Spiego. Nonostante tutto, questa nostra (in)civiltà pensa che le donne siano il problema: sono loro gli esseri inferiori, se abbiano o meno un’anima è cosa a dire il vero che non è mai stata chiarita una volta per tutte, ma che non sappiano guidare, diosanto, questo sì è chiaro chiarissimo da sempre. Donna al volante pericolo costante. Cosa ridete? Non c’è niente da ridere.


La faccenda della patente nasce da qui. Se è meglio che le donne non guidino figurarsi un uomo che ha “scelto” di fare la donna. Questo dice il senso comune.


Questo abbiamo profondamente radicato “dentro”. Omosessuale = passivo. E passiva è la donna, per definizione, costituzione anatomica, “natura”. Tant’è che il linguaggio volgare – quello che il Premier, en passant, ha ormai elevato a linguaggio istituzionale – il linguaggio volgare, dicevo, pensa che l’atto omosessuale “attivo” non solo non sia disprezzabile ma sia addirittura il massimo: sinonimo e simbolo di virilità, potenza, dominio, perfino somma astuzia. «Ah ah, gliel’ho proprio messo nel…».


Non parliamo forse così? E ciò che parliamo è ciò pensiamo, si sa. «Gliel’ho messo nel» è il linguaggio principe, segno e simbolo di dominazione e potenza, appunto, dall’Impero Romano (no, da molto prima) a oggi. Una indiscutibile prova di virilità e di orgoglio da ostentare, metaforicamente e anche concretamente.


Quindi, è con le donne che questa società continua ad avere un bel problema, sono le donne a essere inferiori, e ridicolo è l’uomo che fa la donna, tutto qui (l’omosessualità c’entra come i cavoli a merenda). Ridicolo – e possibilmente da menare virilmente – è colui che, essendo stato beneficiato dalla natura del potere di essere maschio, è così scemo, e malato, da abbassarsi all’umiliante “ruolo” passivo-femminile.


Ma con tutto questo il macho attivo (non solo nelle carceri, cosa che pure la dice lunga) non c’entra nulla, anzi è l’esatto opposto. E proprio questo tradimento indica la meravigliosa definizione di “atti contronatura”. Non fatevi infinocchiare – appunto – quando sentite questa espressione. Non c’entra l’omosessualità, contronatura è un maschio che tradisce la propria natura di maschio.


Omofobia? Magari! Non siamo nemmeno omofobi. Non lo siamo ancora! Essere davvero omofobi – rispetto alla nostra imbecillità – sarebbe già un passo avanti. Purtroppo non siamo ancora arrivati a questo stadio di (in)civiltà. Siamo più indietro e più in basso. Siamo a un’idea barbara, grottesca, paleolitica della donna. Che Iddio ci aiuti.


(P.P.)

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