domenica 28 agosto 2011

Il giorno che venne giù tutto

Il giorno che venne giù tutto: Il giorno che venne giù tutto fu un giorno come un altro: i notabili del colosso morente spolparono la carcassa fino all'osso, cartilagini incluse, spartendosi ordinatamente gli ultimi scampoli di trucco e parrucco catodico in un vivamaria di l'avevodetto.

Il giorno che venne giù tutto non si udì neppure uno sbuffo: quelli che avevano pensato di sentire un boato vent'anni prima erano già stati messi a tacere a colpi di bagaglino, sicché nessuno fiatò.

Il giorno che venne giù tutto nessuno si disperò, perché non c'era più niente di cui disperarsi: eccezion fatta per il leggero capogiro dovuto all'astinenza dai quotidiani trapoconesiamofuori.

Il giorno che venne giù tutto c'era un bel sole, nessun muro da conservare in teca e niente di pronto per salvarci.

Fu proprio quello, dopotutto, che ci salvò.

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lunedì 22 agosto 2011

Il Pd e soldi vaticani

Il Pd e soldi vaticani:

Domani, alla commissione bilancio del Senato, arriverà la contromanovra del Pd: vale a dire la proposta alternativa a quella di Tremonti per rimettere un po’ in sesto i conti dello Stato.


Da quel che si legge, saranno per lo più cose condivisibili e di buon senso: tracciabilità dei movimenti di denaro sopra i mille euro, reintroduzione del falso in bilancio, una qualche forma di patrimoniale, tagli ai costi della politica, dismissioni di proprietà dello Stato, nuove liberalizzazioni etc.


Tutto lascia pensare che sarà invece del tutto ignorata la richiesta di tagliare almeno un po’ i circa tre miliardi di euro che ogni anno lo Stato regala in varie forme al Vaticano.


E’ uno di quei casi in cui, forse, ha ragione il mio amico Raffaele Calabretta quando scassa i maroni al mondo con l’idea delle doparie, cioè di una qualche forma di consultazione della base di fronte a scelte importanti, anche simbolicamente.


Voglio dire, sarebbe molto interessante se gli elettori e/o gli iscritti del Pd potessero esprimersi in merito, in modo da verificare se i veti dei vari Bindi e Fioroni sono condivisi dalla base del partito o no.


Oggi, ad esempio, l’Unità ha coraggiosamente affrontato l’argomento, ma con una doppia pagina che è un capolavoro di equilibrismo: un tiolo che più anodino non si può: «La polemica su fisco e Chiesa, Avvenire contro l’onda in Rete») e due pareri perfettamente simmetrici, uno di Castagnetti che parla di «intimidazione sui cattolici» e uno di Emiliani centrato invece sui «troppi privilegi» ecclesiastici.


E’ davvero così neutrale o equamente divisa, la base del Pd?


Mah.


Saperlo sarebbe utile, credo, a dare un po’ di identità a un partito che anche su questo non è né carne né pesce.


E sia chiaro: non si tratta di trasformare le chiese in bivacchi di bolscevichi, né di lasciar prevalere vecchie o nuove rabbie anticlericali. Semplicemente, di nuovo con buon senso, di limare un po’ certi eccessi di subalternità: almeno l’Ici sugli immobili, santo Dio, e l’assegnazione al welfare comunale dell’8 per mille di chi non sceglie nulla (oggi redistribuito in modo proporzionale sulla base di chi ha scelto, e quindi in buona parte reindirizzato al Vaticano).


Piccole cose, appunto, che diano il segno di un’emancipazione dello Stato dalla Chiesa di cui credo molti, laici e cattolici, nel Pd sentano il bisogno.