lunedì 31 ottobre 2011

La task force del conflitto di interessi

La task force del conflitto di interessi:

L’onorevole Giampiero Catone è attualmente un sottosegretario del governo Berlusconi – uno di quelli che hanno fatto andata e ritorno dalla maggioranza – ed è il proprietario del quotidiano La Discussione.


L’onorevole Marcello De Angelis è un ex estremista di destra (Terza posizione), oggi sta nel Pdl ed è proprietario della rivista Area.


Rocco Girlanda è invece un finiano un altro parlamentare del Pdl, brevemente popolare per il suo recente rapporto di amicizia con Amanda Knox, e i suoi giornali sono il Corriere dell’Umbria e il Corriere di Siena.


Ed è un peccato che «Valteruccio» Lavitola al telefono non si ricordasse il nome del quarto parlamentare-proprietario di giornali che in Commissione garantiva, con i suddetti tre, la task force per votare il finanziamento diretto alle testate di partito, cioè anche alle loro testate.


E’ grandioso: parlamentari che votano se finanziare o meno se stessi, e curiosamente votano per finanziarsi.


Vedete, lo scenario che emerge da questa intercettazione ci rivela almeno due certezze difficilmente smentibili.


Primo, che intercettazioni come queste, che aprono ai cittadini uno squarcio di trasparenza così diverso dalle veline del Tg1, dovrebbero essere protette dall’Unesco, altro che proibirle.


Secondo, che il conflitto di interessi ormai è molto oltre la persona di Berlusconi, ed è un virus contagioso di cui davvero non ci libereremo, se oltre a volere il cambiamento noi non sapremo anche esserlo.

domenica 30 ottobre 2011

Sopportarlo ci costa il 6% d’interessi

Sopportarlo ci costa il 6% d’interessi:

Ma se voi doveste investire i vostri soldi con la sicurezza di solito fornita dai Titoli di Stato, per evitare gli imprevisti pericolosi della Borsa azionaria, chi scegliereste fra lei e lui? Merkel o Berlusconi? Germania o Italia? Il dilemma avrebbe dovuto essere risolto dalla comune appartenenza all’euro, masochisticamente bistrattato dal nostro presidente del Consiglio. E così in effetti i rendimenti dei Btp e dei Bund sono rimasti allineati al ribasso per molti anni, nonostante l’ampiezza del nostro debito pubblico. Poi sono cominciate le turbolenze dei mercati, è scoppiato il caso greco, ne è derivato un allarme sulla capacità dei governi di mantenere o ripristinare il rigore di bilancio e garantire la solvibilità. Risultato: dovendo stabilire di chi fidarsi e chi no, lo spread è schizzato fino a quote insopportabili. E ora i risparmiatori che devono comprare Btp italiani, la considerano un’operazione densa di incognite al punto di richiedere e ottenere un interesse del 6%. Non vorrei essere volgare, ma sapete che se ne fanno della lettera di rassicurazioni del governo italiano alla Commissione e al Consiglio Europeo? Sopportare Berlusconi ci costa il 6% di interessi. Sopportarlo, cioè, ci costa un tasso insopportabile.


Quello che ci aspetta

Quello che ci aspetta:

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Già già, come no, voglio proprio vederla l’uscita dalla recessione, con 700 mila disoccupati in più che ovviamente si taglieranno i consumi, in questo Paese sempre più vecchio e pessimista, senza uno straccio di stimolo per l’innovazione e la ricerca, e senza nemmeno più uno straccio di sentire condiviso.


Vi rendete conto no dove ci stiamo andando a ficcare, nella tripla morsa di Tremonti (tagli e ancora tagli), Berlusconi (guai a tassare i ricchi) e gli obiettivi che ci impone la Ue? Ci stiamo andando a ficcare in una spirale di recessione che produce povertà e di povertà che produce recessione.


Buona domenica s’intende.