giovedì 3 novembre 2011

Te lo buco, quel pallone

Te lo buco, quel pallone: Ero solo un marmocchio alto così, ma quando sulla spiaggia qualcuno mi minacciava di bucarmi il pallone perché gli era finito addosso mentre ci giocavo venivo sempre assalito dal sospetto che quello fosse già nervoso di suo, che i suoi problemi lo assillassero di brutto, che fosse così incasinato da ridursi a prendersela con un bambino invece di affrontare le sue cose e risolverle.

Spaccare la telecamera a un cronista non è soltanto un gesto evidentemente maleducato, ma soprattutto il sintomo di un nervosismo che ti assilla, ti angoscia, non ti lascia respirare: e allora ti sfoghi così, come puoi, perché ti girano a duecento all'ora e non sai come fartela passare.

Provavo sempre una certa compassione per quelli che volevano bucarmi il pallone, perché anche se avevano un costume all'ultima moda, una macchina nuova di zecca e un bell'orologio d'oro mi parevano infelici.

Mutatis mutandis, è la stessa sensazione che provo oggi.



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