venerdì 21 dicembre 2012

Abbiamo scherzato: Alitalia sul baratro, il salvataggio è da rifare

Abbiamo scherzato: Alitalia sul baratro, il salvataggio è da rifare: Disastro Alitalia Le ipotesi: vendita scontata ad Air France o ritorno nelle mani dello Stato. La compagnia perde 630mila euro al giorno. Nei 4 anni di gestione privata "rosso" di 735 milioni. Rivalutazione Mille Miglia per tamponare le falle Alitalia, l'esperto: ''L'errore è stato pensare italiano in un mercato globale'' La telenovela Alitalia a quattro anni dal salvataggio targato Silvio Berlusconi e puntellato da 3 miliardi di soldi pubblici - torna al punto di partenza. I conti, malgrado il lavoro della cordata dei patrioti, non quadrano ancora: la compagnia perde 630.000 € al giorno, i 735 milioni di rosso accumulati...

domenica 9 dicembre 2012

La parentopoli del "Mò Vi Mento a Cinque Stelle" - Così nuovi, e già così vecchi! In corsa mogli, fidanzate e sorelle

La parentopoli del "Mò Vi Mento a Cinque Stelle" - Così nuovi, e già così vecchi! In corsa mogli, fidanzate e sorelle: Così "nuovo che avanza", e già così vecchi marpioni! senza vergogna. Rubo da facebook questa nota, che mi è stata segnalata dall'amica "Gianna Bianca", pubblicata da Noi che NON voteremo il Movimento Cinque Stelle Parentopoli e paracadutati dell'ultimo momento in politica sono cose che fanno i partiti. Ma anche il Movimento Cinque Stelle che sta raccogliendo voti con una campagna all'insegna della meritocrazia e del consenso dal basso. Passata l'euforia delle "parlamentarie" che ha incoronato il 55% di candidate donne, la base grillina. "Non riesco a capire come possa risultare la prima eletta nella circoscrizione Europa Yvonne De Rosa dato...

giovedì 1 novembre 2012

L’asset sbagliato

L’asset sbagliato:
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Non ci vuole un genio per capire che la rappresaglia di Marchionne ha poco o nulla a che vedere con il costo, per l’azienda, di 19 operai a Pomigliano: è semplicemente uno dei tanti atti di guerra in quella ‘lotta di classe dall’alto verso il basso’ in corso da una trentina d’anni e ben spiegata da Luciano Gallino nel suo ultimo libro.
Fa un po’ specie che nello stesso giorno in cui giocava a Risiko contro i suoi dipendenti, Marchionne abbia visto bocciare dalla Borsa il suo ennesimo piano industriale, con il titolo Fiat sceso di oltre quattro punti: segno che anche i mitici mercati, pur miopi per natura, iniziano a vedere che non basta far la faccia feroce per nascondere le magagne imprenditoriali e la pochezza creativa.
Tra l’altro, è patrimonio ormai diffuso – dal New Deal in poi – la consapevolezza che non si è mai usciti da una crisi economica attraverso la lotta di classe: al contrario, solo una spinta verso la coesione sociale permette a una comunità di farsi forza e di migliorare la propria condizione collettiva. E perfino i guru bocconiani dell’efficientismo hanno capito che in azienda si ottengono i migliori risultati attraverso prassi rispettose – e non mostrando ogni giorno i muscoli.
Quando gli imprenditori (e i ministri) si renderanno conto che nel 2012 essere stronzi non è un asset ma una debolezza, avremo fatto un passo avanti per uscire dalla crisi: quella economica, ma anche quella etica e umana.

domenica 28 ottobre 2012

giovedì 13 settembre 2012

Ad andare un filo più lontano

Ad andare un filo più lontano:
Ha ragione Monti a dire che lo Statuto dei lavoratori ha danneggiato l’occupazione. E anche il sabato festivo, le quaranta ore settimanali, il diritto di sciopero e ad andare un filo più lontano l’abolizione della servitù della gleba.
Infatti durante il feudalesimo la disoccupazione era ai minimi di sempre.

domenica 2 settembre 2012

domenica 26 agosto 2012

Alto livello

Alto livello:
In un’intervista apparsa ieri sul Mattino e ripresa oggi da diversi quotidiani, Fabrizio Cicchitto ha argomentato la necessità del Porcellinum, cioé di una quota di onorevoli («almeno un terzo») che venga eletta con lista bloccata: «Altrimenti», ha spiegato testuale, «diversi parlamentari di alto livello non entrerebbero in Parlamento».
Io trovo che questa affermazione sia il più straordinario (e violento) “coming out” delle oligarchie di partito.
In democrazia, infatti, il concetto ontologico di “parlamentare di alto livello”, semplicemente, non esiste. Sono gli elettori – con il loro voto – a decidere se e a quale “livello” piazzare i loro rappresentanti. Se uno non ha i voti non è a nessun “livello”. Punto, fine. Piaccia o no, la democrazia è questa. E l’unica eccezione a questa regola è il ristretto numero di senatori a vita.
L’idea che un esponente politico sia di “alto livello” indipendentemente dai consensi (anzi, a dispetto di essi, tanto che bisogna garantirne l’elezione anche se non ha i voti!) è veramente drammatica.
Perché da un lato è un palese sfregio alla democrazia (”decidiamo noi partitocrati chi è di alto livello, arbitrariamente: e voi elettori zitti”) mentre d’altro lato certifica la grande cesura ormai in corso tra oligarchi e cittadini, ammettendo che i primi hanno bisogno di farsi un listino bloccato perché se accettassero la sfida del voto popolare resterebbero a casa.
Fantastico, no?

Financial Times: “Unicredit sotto inchiesta Usa. Aggirato embargo Iran” – Il Fatto Quotidiano

Financial Times: “Unicredit sotto inchiesta Usa. Aggirato embargo Iran” – Il Fatto Quotidiano

mercoledì 22 agosto 2012

Altro che Cosa Bianca: facciamo la Cosa Seria

Altro che Cosa Bianca: facciamo la Cosa Seria:
Altro che Cosa Bianca.
Facciamo la Cosa Seria.
Un movimento aperto a quel 99 per cento di cittadini che non vive di rendite e di finanza: che siano giovani o anziani, deboli o forti – perché anche i forti possono prendere con onore la responsabilità di essere garanzia degli altri.
Un movimento laico di quella laicità che è la più intelligente garanzia della solidarietà senza esegesi politica.

Nella Cosa Seria le porte sono aperte a tutti coloro che si riconoscono nelle priorità di programma che sono poche e chiare. Nella Cosa Seria ci si impegna ad essere includenti nel senso più pieno: quello che combatte le oligarchie, le iniquità, le rendite di posizione e le corporazioni.
Nella Cosa Seria la memoria è un punto di programma: la memoria della Storia di questo Paese (la migliore come stimolo e la peggiore come vaccino) e la memoria delle scelte politiche delle persone che vogliono starci. I liberisti smodati sono liberisti smodati, perché ne abbiamo memoria. I sostenitori prostituiti ai berlusconismi in tutte le sue salse sono incompatibili con noi, perché ne abbiamo memoria. I fiancheggiatori politici di persone condannate per mafia sono avversari politici senza mediazioni, perché ne abbiamo memoria.
Chi ha votato in Parlamento la sistematica distruzione della scuola, della magistratura, dei diritti dei lavoratori, delle emergenze per sfamare gli appalti, del suolo trasformato in appetitoso margine di monetizzazione, delle infrastrutture utili dimenticate, della sicurezza idrogeologica in nome del profitto, della sanità pubblica e di tutto ciò che è stato confiscato ai diritti, nella Cosa Seria non ha posto perché la memoria è il primo ingrediente della democrazia e i ravveduti dell’ultimo minuto sono alchimisti che ormai sappiamo riconoscere.
Nella Cosa Seria anche la verità è un punto di programma: la verità giudiziaria, la verità storica e la verità politica. Non si parteggia per questo o quel potere: si pretende l’emersione totale dei fatti e si difende chi lavora per questo. Senza calcoli elettorali e posizionamenti da patetico risiko politico.
Nella Cosa Seria si dialoga con il cuore dei partiti: i militanti, gli amministratori, le tante persone serie e per bene che fanno politica con impegno e passione in giro per l’Italia. Perché il sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, era un politico, Pio La Torre era un politico, Peppino Impastato era un attivista politico: la politica in Italia per molti è stata ed è una Cosa terribilmente e meravigliosamente Seria.
Nella Cosa Seria l’equità non è un spot europeista di macroeconomia ma passa attraverso un ridistribuzione dei diritti e dei doveri, dei costi e dei benefici e soprattutto delle opportunità. Opportunità garantite a tutti: la meritocrazia passa per forza da qui.
Nella Cosa Seria vincere le elezioni è un mezzo e non un fine. E anche governare dopo averle vinte è un mezzo e non un fine.
Nella Cosa Seria i diritti civili non sono più negoziabili con nessuno, né rinviabili, né assoggettabili a compromessi al ribasso o a diktat provenienti da chi fa della propria fede un elemento di divisione e non di fratellanza. E per questo, anche per questo, non sono alternativi ma al contrario strettamente connessi con i diritti sociali.
Nella Cosa Seria si pensa che i cinque miliardi di euro spesi finora per bombardare l’Afghanistan siano stati rubati al welfare, agli ospedali, agli asili nido, alla scuola pubblica. E che le spese in aerei da guerra o in supercannoni tecnologici siano solo un furto ignobile ai danni dei pensionati come dei precari.
Nella Cosa Seria si sta insieme, perché un’alleanza politica non è un matrimonio e quindi non divorzi se il tuo alleato urla troppo quando parla o è maleducato. Nella cosa seria conta la politica vera, il programma da realizzare, non le simpatie.
Nella Cosa Seria quando dici «ce lo chiede l’Europa» pensi alla legge anticorruzione mai fatta, al salario minimo garantito in Francia, al congedo parentale obbligatorio per i papà della Svezia, al reddito minimo di cittadinanza garantito da tutti gli stati europei tranne che da noi, in Spagna, Portogallo e in Grecia. Pensi a un modello di previdenza sociale che tuteli anche i lavoratori precari e le donne che devono lasciare il posto di lavoro in gravidanza, pensi a una legge sulla procreazione assistita che non ti costringa ad andare all’estero per fare un figlio, pensi al pluralismo dell’informazione e alla diffusione della rete.

Nella Cosa Seria siamo europeisti convinti, per questo pensiamo che l’Europa unita non sia quella delle banche ma quella dei cittadini, e che i mercati finanziari debbano essere controllati e le speculazioni scoraggiate con misure come la Tobin Tax per privilegiare gli investimenti sul lavoro e l’impresa.
Nella Cosa Seria ci si batte per un’Europa matura e solidale con un indirizzo comune, un esercito comune, liste comuni al parlamento europeo e una banca centrale in grado di mettere al riparo i singoli stati dall’attacco della speculazione finanziaria.
Nella Cosa Seria pensiamo che ciascuno sia cittadino del Paese in cui nasce, che l’immigrazione sia una risorsa e non una minaccia.
Nella Cosa Seria vogliamo che il carcere serva a rieducare e non a umiliare e che la detenzione sia l’ultima opzione dopo il ricorso a pene alternative.
Nella Cosa Seria siamo convinti che la lotta all’evasione si combatta abbassando la soglia del pagamento in contanti e tracciando i pagamenti. E che sia ingiusto aumentare il prelievo fiscale ricorrendo all’aumento dell’Iva e non alla patrimoniale.
Nella Cosa Seria immaginiamo città liberate dal traffico e dall’inquinamento grazie alle piste ciclabili, al car sharing, con un trasporto pubblico più efficiente e meno macchine.
Nella Cosa Seria crediamo che l’Italia meriti una politica industriale che punta a un modello di sviluppo sostenibile; nella Cosa Seria pensiamo che si cresca riconvertendo e non cementificando, puntando sulle energie alternative e non sulle grandi opere.
Nella Cosa Seria si fanno le primarie, si scelgono i parlamentari, non si decide mai soli, né in due o in tre.
Nella Cosa Seria sappiamo che la parola “sinistra” nel Paese ha ancora un senso diffuso che non appartiene a ceti politici né a gruppi dirigenti. È un sentimento, un modo di stare al mondo, un’appartenenza ideale e concreta che richiede coerenza e che non può ridursi in piccoli e particolari interessi di bottega, antiche inimicizie e gelosie d’appartenenza.
Per questo chiediamo che Sinistra Ecologia e Libertà e una parte consistente del Partito Democratico siano il motore di una coalizione che sia una Cosa Seria. Che guardi a Italia dei Valori, Federazione della Sinistra, ALBA, Verdi e tutti coloro che si riconoscono in un manifesto di posizioni chiare e realmente governabili, oltre che di governo. Perché non ci piace la strategia dell’inerzia per capitalizzare il consenso trascinandosi alle prossime elezioni, ma preferiamo la semplicità e la chiarezza delle idee da valorizzare insieme. Soluzioni collettive per risolvere i problemi, insieme: politica presa come una Cosa Seria.
Questo documento è stato scritto a molte mani (da Giulio Cavalli, Francesca Fornario, Alessandro Gilioli, Matteo Pucciarelli, Luca Sappino e Pasquale Videtta) ma non ci interessano i padri o i primi firmatari; ci interessa farsene carico e condividerlo. Sul serio.

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venerdì 17 agosto 2012

Sull’ardire utopico dei pensieri lunghi

Sull’ardire utopico dei pensieri lunghi:
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Credo che le molte ironie scritte in questi giorni sul vendoliano «ardire utopico dei pensieri lunghi» – decisamente la sciocchezza dell’estate – siano abbastanza giustificate: a fronte di un casino come quello dell’Ilva e soprattutto di un autunno che già si preannuncia di merda per tutti, l’«ardire utopico dei pensieri lunghi» fa pensare che il governatore della Puglia si sia fatta una gigantesca canna, e ciao.
Del resto un po’ la parabola di Vendola risente di questo recente ma radicale cambiamento dei tempi: quando a Palazzo Chigi c’era Berlusconi, si poteva legittimamente sognare un passaggio rapido verso tempi radiosi – la famosa ‘ora X’ di cui già discutevano i rivoluzionari tedeschi un secolo fa. Adesso che invece siamo nel concreto, razionale e asciutto presente dei tecnici (e del loro gelido governare la cosa pubblica a suon di decreti liberisti) nessuno si fa più illusioni, nessuno ha più voglia di sognare, si pensa tutti a sopravvivere nei prossimi due mesi e non a costruire un modello per i prossimi due decenni: con buona pace dell’«ardire utopico dei pensieri lunghi».
Eppure non c’è bisogno di aver studiato filosofia della storia per sapere che la politica – il fare politica – deve nutrirsi nella stessa misura di ideali lontani e di pragmatismo immediato, altrimenti è comunque zoppa. Lo è se vive solo di solo di sogni, ma lo è altrettanto se vive solo di gestione del presente, senza un modello a cui ispirarsi. Un modello che si sa non sarà mai raggiunto – la realtà è imperfetta per definizione – ma che serve appunto a modellare un po’ il presente, a poco a poco.
La nebulosa vendoliana di cazzate agostane è stata tremenda non solo per la ridicolaggine del linguaggio, ma soprattutto perché paradossalmente ottiene l’effetto opposto: quello di farci guardare sempre di più verso i nostri piedi e sempre meno verso il luogo dove stiamo andando.

mercoledì 9 maggio 2012

Un pezzo di plastica

Un pezzo di plastica: Poi scendi un minuto per prenderti qualcosa da mettere sotto i denti e incontri un papà con il figlio sui dodici anni, felice come una pasqua per quel fazzoletto di pizza con la mozzarella che gli stanno scaldando, che chiede alla ragazza dietro al banco di non piegarlo in due precisando che così se lo gusta di più.

E si capisce che non nuotano nell'oro perché hanno i vestiti logori e le scarpe consumate, ma anche perché il ragazzo non sta nella pelle ed è chiaro che quella merenda è un'eccezione assoluta; si gira, guarda il padre, sorride, dice grazie e allora il padre arrossisce come un bambino, risponde sottovoce una cosa tipo te l'avevo promesso e si vede che è felice pure lui per essere stato di parola.

E succede che proprio in quel momento ti vibra il cellulare, tiri fuori l'android tutto colorato che ti sembrava una meraviglia fino a tre minuti prima e mentre leggi il messaggio che ti hanno mandato sollevi la testa per guardare il ragazzo che sta addentando la pizza e ti godi lo spettacolo di una felicità così abbacinante che ti viene da fare tre passi indietro per non prenderla tutta insieme.

Abbassi lo sguardo, finisci di leggere il messaggio e ti accorgi che al cospetto di quel ragazzo e del suo fazzoletto di pizza con la mozzarella l'android tutto colorato è tornato ad essere un pezzo di plastica.

Sono cose che danno da pensare.

domenica 29 aprile 2012

Il Simplicissimus: Le grandi baraccopoli del futuro

Il Simplicissimus: Le grandi baraccopoli del futuro: di Anna Lombroso Sempre più poveri, al punto che a migliaia diventano “nomadi” urbani, che ci saranno sempre più nativi baraccati, che ...

sabato 14 aprile 2012

A Brescia si perpetua l’ingiustizia di Stato

A Brescia si perpetua l’ingiustizia di Stato:
Andrebbe sentita e risentita quell’atroce sequenza sonora del comizio sindacale in piazza della Loggia a Brescia, interrotto dall’esplosione della bomba. E le urla dei feriti, e di nuovo il sindacalista che cerca di evitare il panico. Quelle voci e quel suono mi restano impressi fin dal 1974. Rappresentano, a maggior ragione dopo l’assoluzione degli imputati di destra (fra cui un generale dei Carabinieri) oggi comunicata dalla Corte d’assise al termine del processo d’appello, il segno concreto dell’ingiustizia di Stato in Italia. Una democrazia minata dalla presenza negli apparati dello Stato di una componente eversiva di matrice fascista disinvoltamente utilizzata nell’ambito della guerra fredda in funzione anticomunista. E’ doloroso che neanche 38 anni dopo si possa ratificare in una sentenza questa verità storica ormai riconosciuta, incontestabile. Il mio abbraccio ai parenti delle vittime di Brescia, e in particolare al loro valoroso portavoce Manlio Milani, alla cui sofferenza oggi mi sento di partecipare.

venerdì 6 aprile 2012

Manifesta insussistenza

Manifesta insussistenza:
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Probabilmente lo vedremo bene negli anni che cosa significa concretamente il concetto di ‘manifesta insussistenza’ dei motivi economici che – secondo l’ultima riformulazione – consentirà al lavoratore licenziato di provare a ottenere il reintegro. Vedremo cioè se ha ragione Bersani quando esulta o Monti quando riduce l’eventualità a un’ipotesi accademica.
A occhio però mi pare che abbia ragione il secondo. Chiunque abbia un filo di esperienza in un’azienda sa benissimo che non c’è nulla di più facile per la medesima che dimostrare la sopravvenuta inutilità di un lavoratore e delle sue funzioni: basta affidargli una mansione non strategica, o inaridire gradualmente il senso della stessa nelle dinamiche di produzione, o esternalizzarla, o affidarla ad altri colleghi, o barbatruccare quanto basta i numeri con un paio di di partire di giro (specialità quest’ultima nella quale gli imprenditori italiani sono maestri riconosciuti worldwide).
Resta quindi abbastanza evidente il senso profondo di questa riforma del lavoro: spostare ancora un po’ più in là i rapporti di forza a favore di chi già li dominava, creare un clima se non di aperta paura almeno di maggiore sottomissione, insomma tutto fuori che il celebre ‘modello tedesco’, cioè un virtuoso patto sociale tra i diversi soggetti della produzione per uscire insieme dalla crisi.
Il tutto, senza affrontare il nodo più importante della questione, per quanto riguarda gli (ex) ‘garantiti’, cioè la riacquisizione degli skill professionali per essere decentemente al passo con un mondo del lavoro in cui i know how professionali cambiano del tutto ogni tre o quattro anni, quindi dove chiunque diventa obsoleto (e pertanto licenziabile, ma soprattutto non più riassumibile) se non cambia e rinnova le proprie vendibili capacità.
Tralasciando il resto, cioè la mitica facilitazione dell’ingresso nel mondo del lavoro, con il promesso e disatteso riordino del gran caos attuale e la bottarella finale ai precari per dare il contentino ai sindacati.
Questo è il piatto che ci hanno ammannito, alla fin fine.
I due obiettivi principali comunque sono stati raggiunti: salvare la faccia a Monti di fronte alla Bce e salvare la faccia a Bersani di fronte ai suoi potenziali elettori.
Ah, dite che che forse ci dovevano essere anche altri obiettivi?
Mi sa che non ci avevano pensato.

sabato 31 marzo 2012

Il capitalismo stupido

Il capitalismo stupido:
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Sergio Marchionne è molto arrabbiato perché le vendite di automobili in Italia sono crollate del 40 per cento.
Sarebbe forse utile che qualche suo collaboratore lo informasse del fatto che per vendere automobili, occorre che ci sia qualcuno che le compra.
E per comprare le automobili bisogna non solo avere un reddito, ma anche la prospettiva di tenerselo per i prossimi anni: vuoi per le rate, vuoi per la benzina, l’assicurazione, la manutenzione, quelle cose lì.
Se invece – grazie all’ideologia montista-marchionnista – si decide di tagliare i redditi reali e aumentare le insicurezze verso il futuro, toh, che strano, gli acquisti di auto calano.
Ora, io capisco che nel mondo ideale di Marchionne and company ci sono folle di precari, esodati, interinali, cassintegrati e licenziati per motivi economici che assaltano le concessionarie.
Ma, curiosamente, non accade. Forse perché la realtà è un po’ diversa dalle ideologie: compresa quella montista-marchionnista

giovedì 29 marzo 2012

La linea più veloce non è mai quella diritta

La linea più veloce non è mai quella diritta:
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Mi rendo conto, a volte, di essere figlio di una filosofia della storia ‘progressista’, nel senso etimologico della parola.


Voglio dire, mio nonno socialista mi aveva spiegato la storia dell’emancipazione degli operai partendo dalle 12 ore di lavoro per sei giorni e mezzo in condizioni bestiali, su su fino alle otto ore, il diritto di sciopero, il sabato festivo, lo Statuto dei lavoratori, la legge 626 e così via: sembrava evidente che la storia ‘andasse verso il meglio’.
All’università il mio buon professor Emilio Agazzi – la terra gli sia lieve- ci affascinava invece parlandoci di Kant, che pur rifiutando ogni eudemonismo necessario ed escatologico giudicava il genere umano capace di usare la sua libertà per un costante progresso verso il meglio e verso, ad esempio, la pace perpetua tra i popoli.
Ecco, però poi ogni tanto arrivano le marce indietro, le restaurazioni, i colpi di coda.
Ad esempio, i ruggiti rabbiosi di un iperliberismo allo sfascio come e più dell’aristocrazia europea all’inizio dell’Ottocento.
Oppure i tentativi delle burocrazie e degli establishment politici di riallungare la corda fra cittadini e delegati con leggi che garantiscano a se stessi la conservazione del potere: una mossa che – dopo l’elezione diretta del sindaco, la nascita delle primarie e soprattutto l’avvento della Rete – a me pare proprio un’improbabile retromarcia, antistorica e grottesca.
Ecco, allora mi viene in mente un altro docente che mi ha formato culturalmente, quello di Filosofia morale. Si chiamava Luciano Parinetto, morto anche lui una decina di anni fa. Parinetto era innamorato tra gli altri di Gotthold Ephraim Lessing, un filosofo tedesco del ‘700 che nelle nostre scuole di solito si studia poco o niente. E armato delle sue opere, ci spiegava per ore – e in modo assai più articolato di quanto non riesca a dirlo io – che la linea più veloce non è mai, ma proprio mai, quella diritta.

martedì 20 marzo 2012

Erano tutte cazzate

Erano tutte cazzate:
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Quindi, se passa la proposta del governo, per licenziare un lavoratore basterà che un’azienda – qualsiasi azienda – decida arbitrariamente che la mansione svolta da quel lavoratore non serve più, oppure che questa sia esternalizzata. Basterà una bella lettera, e a casa. E se il lavoratore farà ricorso a un giudice (ma solo in questo caso) potrà al massimo ottenere «un indennizzo».
Quindi era una clamorosa cazzata il famoso passaggio «dalla tutela del posto di lavoro alla tutela del lavoratore».
Ed era una clamorosa cazzata anche il famoso impegno a garantire che nel periodo di disoccupazione un lavoratore avesse modo di aggiornare il suo know how e tornare sul mercato con nuove e più vendibili capacità.
Erano tutte cazzate, e noi ce le siamo bevute.
Sinceramente ho un po’ paura per quello che potrà succedere, a tutti e ovunque, nella futura società disgregata e feroce del ’si salvi chi può’.

Il farabutto n.9 : "Lavoratori o schiavi: Fornero hai capito l'articolo 18?"

Il farabutto n.9 : "Lavoratori o schiavi: Fornero hai capito l'articolo 18?": Il farabutto n.9 : "Lavoratori o schiavi: Fornero hai capito l'articolo 18?"

lunedì 19 marzo 2012

TEMPESTA PERFETTA: LA GERMANIA NON E’ MAI STATA LA LOCOMOTIVA DELL’EU...

TEMPESTA PERFETTA: LA GERMANIA NON E’ MAI STATA LA LOCOMOTIVA DELL’EU...: L’affermazione che la Germania sia la locomotiva dell’eurozona è uno dei luoghi comuni più superficiali e falsi che viene ancora soste...

Grillo espelle anche i ribelli di Cento “Non potranno mai più usare il simbolo” | Giulia Zaccariello | Il Fatto Quotidiano

Grillo espelle anche i ribelli di Cento “Non potranno mai più usare il simbolo” | Giulia Zaccariello | Il Fatto Quotidiano

Crisi, lasciate perdere la cinghia - micromega-online - micromega

Crisi, lasciate perdere la cinghia - micromega-online - micromega

Il sindaco di Bari non ha nessuna intenzione di dimettersi

Il sindaco di Bari non ha nessuna intenzione di dimettersi:
Per noi baresi la cozza pelosa è la Monica Bellucci delle cozze. Sul lungomare, un tempo, si mangiava spettacolarmente cruda: un colpo di
coltello, una goccia di limone, un pezzo di pane d’accompagno: what
else? Di colpo, la mia amatissima cozza pelosa è tornata sulle prime
pagine grazie al sindaco di Bari, naturalmente. Che dio gliene renda
merito, a Emiliano. Quel gran figo di Emiliano. Il migliore dei sindaci,
Michele Emiliano, già tostissimo magistrato.

Capita che, dagli interrogatori di un criccaiolo spinto,
tal Degennaro, consigliere regionale Pd (ma va’) e imprenditore, emerga
nel capoluogo pugliese il solito quadro devastante dei rapporti tra
questi cosiddetti imprenditori e i cosiddetti pubblici ufficiali, i
quali sembra sgavazzassero allegramente tra viaggi e «donazioni». Ma per
questo ci sono magistrati che indagano. A noi, come dicevo, interessano
più che altro le cozze pelose.

Nei giorni di Natale suonano alla porta degli Emiliano. Apre la signora e si trova davanti un plastico 1:1 del mercato del pesce: 4
spigole giganti, 20 scampi, un certo numero di...



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I segreti della casta di Montecitorio: Milano, indagato Romano La Russa

I segreti della casta di Montecitorio: Milano, indagato Romano La Russa: L'assessore alla sicurezza della regione Lombardia, Romano La Russa, fratello di Ignazio, è indagato per finanziamento illecito ai parti...

sabato 17 marzo 2012

No alla dittatura del bilancio

No alla dittatura del bilancio:
Riprendo e sottoscrivo questo appello di Lanfranco Turci al Senato della Repubblica, affinchè non sia vietato per legge il pensiero di Keynes…
ART.81,SALVARE IL DIRITTO DEL POPOLO A INTERVENIRE

Nei giorni scorsi il Network per il socialismo europeo ( associazione che raccoglie circoli e militanti della sinistra impegnati per il rinnovamento e la riorganizzazione della sinistra italiana nell’ambito del socialismo europeo)ha deciso di provare a rompere il muro di silenzio che colpevolmente circonda le votazioni in corso nel Parlamento per modificare l’art. 81 della Costituzione. Abbiamo perciò deciso di rivolgere un appello ai Senatori della Repubblica affinchè sia salvaguardato il diritto del popolo di intervenire sulle modifiche della Costituzione. Com’è noto a tempi brevissimi il Senato sarà chiamato ad approvare in seconda lettura le modifiche all’art. 81 della Costituzione in materia di pareggio di bilancio. Si tratterà dell’ultimo passaggio previsto dall’art. 138 C. dal momento che la Camera del Deputati ha già effettuato le due votazioni previste e il Senato ha già votato in prima lettura il 15 dicembre scorso. Le modifiche si ispirano alle dottrine dominanti in questa fase della politica europea guidata dalle destre conservatrici e neoliberiste. Qualcuno ha scritto che queste modifiche equivalgono all’abolizione per legge del pensiero di Keynes. Altri hanno osservato che si tratta dell’ultimo omaggio offerto alle “idee fallite” che stanno alla base dell’attuale crisi. Non c’è dubbio che le implicazioni delle nuove norme proposte saranno molto rilevanti e ridurranno di molto le possibilità future di scelta delle politiche economiche e di sviluppo del nostro paese. Nè vale la scusante che si tratterebbe di norme lasche,che si potranno facilmente aggirare una volta che sia cambiato il clima politico-economico. Non è vero. Ma, se anche così fosse, ci sarebbe da essere allarmati per il modo irresponsabile di giocare sul testo costituzionale. Il nostro obiettivo non è comunque quello di sollevare all’ultimo momento una discussione di merito su questi cambiamenti costituzionali, dopo che per mesi si è votato in Parlamento senza nessuna eco nell’opinione pubblica, mentre in altri paesi europei su questi temi e sul connesso Fiscal Pact europeo si stanno sviluppando discussioni e confronti assai più vasti . Poniamo però ai Senatori una questione di coscienza e di democrazia. Riapprovando il nuovo articolo 81 con la maggioranza di due terzi escluderebbero la possibilità del pronunciamento del popolo attraverso il referendum confermativo. E’ ammissibile che ciò avvenga su un tema così importante? E’ ammissibile che ciò avvenga per opera di un Parlamento delegittimato dalla crisi politica e morale che sta squassando le nostre istituzioni? E’ ammissibile che i due terzi siano calcolati su assemblee parlamentari che, elette con una legge ipermaggioritaria, non rappresentano milioni di elettori che non hanno potuto far pesare il loro voto alle ultime elezioni politiche? Il Network per il socialismo europeo chiede dunque a tutti i senatori che avvertano la fondatezza delle nostre osservazioni di comportarsi nel voto in modo tale da evitare la maggioranza dei due terzi per lasciare la decisione finale al popolo sovrano.

Lanfranco Turci

mercoledì 14 marzo 2012

L'etica differenziata dello stato italiano

L'etica differenziata dello stato italiano:
Poi uno va a comprarsi le sigarette e si accorge che è diventato normale mettersi in coda alla cassa perchè davanti a lui ci sono quattro o cinque persone che grattano compulsivamente dei bigliettini di carta nell'illusione di portarsi a casa il gruzzolo che consentirebbe loro di cambiare vita.

E allora riflette, quello che era andato a comprarsi le sigarette, sul fatto che lo stato prima lucra allegramente sul fumo e sul gioco d'azzardo, e poi vorrebbe darci a bere che non sarebbe etico guadagnare sulla prostituzione e sulla droga: ragion per cui, in modo molto etico, delega la gestione di tali attività alla malavita organizzata.

Poi, curiosamente, c'è chi si lamenta del fatto che qualcuno, ad uno stato del genere, finisce per non credere più.



venerdì 9 marzo 2012

Invece di strepitare, forniteci il rendiconto

Invece di strepitare, forniteci il rendiconto:
Invece di annunciare querele contro Luigi Lusi, invece di preannunciare accurate relazioni della società di certificazione Kpmg, perchè i rappresentanti legali del partito-fantasma della Margherita (Francesco Rutelli, Enzo Bianco e Giampiero Bocci) non fanno il piacere di comunicare in pubblico come e quanti soldi hanno speso negli ultimi cinque anni? Possibile che non si rendano conto del discredito in cui sono precipitati? Pensano davvero di cavarsela rinviando, confidando nella smemoratezza dei cittadini elettori per continuare a fare politica magari anche in una prossima legislatura?

Dall’esplosione dello scandalo dei soldi della Margherita è ormai passato un mese abbondante, nel corso del quale sono state promesse e annunciate rapide convocazioni degli organismi societari per rendere trasparenti le spese e deliberare la restituzione allo Stato dei soldi rimasti in cassa. Possibile che ci voglia tanto tempo? E perchè mei? E la direzione del Partito Democratico non ha forse interesse a sollecitare che il rendiconto avvenga in tempi ragionevoli?

lunedì 5 marzo 2012

I segreti della casta di Montecitorio: La lettera di Formigoni a Don Verzé: "Tutti i favo...

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«Il valore democratico dei trattamenti economici»

«Il valore democratico dei trattamenti economici»:

parlamentariex


«Associazione degli ex Parlamentari della Repubblica

Camera dei deputati

Roma


Roma, li 16 febbraio 2012


Quest’anno un’insidiosa campagna mediatica ha attaccato, con il pretesto dei costi impropri della politica, le nostre condizioni di parlamentari cessati dal mandato.



Noi abbiamo difeso l’istituzione parlamentare e chiarito il valore politico e democratico anche dei trattamenti economici, gettando luce sui dati reali e contrastando anche certi luoghi comuni sui presunti privilegi che per quanto ci riguarda sono inesistenti.




Il Convegno sui costi della politica ha avuto un buon risultato e crediamo che abbia contribuito a creare un clima diverso da quello della ‘caccia alle streghe’. (…)


Questa azione di contrasto all’antipolitica e al populismo che indeboliscono il sistema parlamentare e democratico richiede un nostro costante impegno anche sui temi politici più scottanti in agenda sui quali non possiamo tacere.


Il carico economico di questa attività grava totalmente sui nostri iscritti e le risorse restano limitate. Se vogliamo far sentire più forte la nostra voce abbiamo bisogno di ulteriori sostegni. La tua adesione all’Associazione con il modesto contributo di 15 euro mensili (…) aiuterebbe in modo più adeguato ad affrontare la spesa crescente.



Associazione Ex Parlamentari della Repubblica


La lettera è firmata dall’ex onorevole Gerardo Bianco (per i più giovani: potente capataz democristiano negli anni ‘80, già ministro dell’Istruzione con Andreotti, che si è fatto 9 legislature alla Camera e che adesso prende un vitalizio di 6.465 euro al mese); dal suo vice in questa meravigliosa associazione, Renzo Patria, anche lui potente ex democristiano poi passato a Forza Italia, già molto vicino ai produttori di sigarette, 5.800 euro di vitalizio al mese; dal segretario Antonello Falomi, ex dirigente del Pci, poi deputato di Rifondazione, attualmente responsabile per le Riforme del Sistema Radiotelevisivo dell’Italia dei Valori, 5.305 euro mensili di pensione; infine dal tesoriere Maurizio Eufemi, ex Dc, ex Cdu, ultimo partito pervenuto l’Udc, il più povero del gruppo con i suoi 3.244 euro al mese (dati sui vitalizi da qui).


Insomma, tutti insieme appassionatamente, a reclamare il «valore politico e democratico dei (loro) trattamenti economici», a combattere «l’insidiosa campagna mediatica che ha attaccato le loro condizioni di parlamentari cessati dal mandato», e a chiedere 15 euro.


Grazie a Luca Sappino che ha pubblicato la preziosa epistola.


Ps. La collega e amica Cristina Cucciniello mi fa presente che gli ex parlamentari solo di rimborsi viaggio hanno preso 800.000 euro di soldi pubblici, più altri rimborsi vari: pagina 63 del bilancio della Camera.




rrrrr


Ps.2 Ma lo sa Di Pietro, che tanto dice contro la Casta, che un suo dirigente firma ’sta roba?

Ricetta semplice: pesto di salvia e noci

Ricetta semplice: pesto di salvia e noci:
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Questa versione di pesto insolita e delicata è l'ideale per la pasta fresca!
Quando avrete voglia di condire la pasta con una salsa nuova che in pochi avrete già assaggiato, provate a realizzare questo pesto dal profumo inconfondibile; il sapore delicato della salvia abbinato a quello robusto del pecorino si sposerà perfettamente a qualsiasi tipo di pasta anche se io consiglierei di scegliere la pasta fresca, essendo più porosa si riempirà di gusto!
Ingredienti: patate 1, foglie di salvia 20 circa, gherigli di noce 40 g, pecorino stagionato grattugiato 50 g, parmigiano grattugiato 30 g, aglio 1 spicchio, olio evo, sale, pepe.
Preparazione: se non avete il classico pestello potete usare un frullatore ad immersione che renderà la realizzazione di questo pesto più rapida e semplice. Lessate la patata dopo averla sbucciata e lavata e schiacciatela con una forchetta. Frullate le foglie di salvia, unendo i formaggi grattugiati, la patata schiacciata, lo spicchio d’aglio spellato e le noci; durante quest’operazione unite olio a filo e alla fine aggiustate di sale e pepe. Mentre cuocete la pasta diluite il pesto con un mestolo d’acqua di cottura e, una volta cotta, saltatela in padella con il condimento.
Foto | Flickr
Ricetta semplice: pesto di salvia e noci é stato pubblicato su gustoblog alle 11:30 di lunedì 05 marzo 2012.





mercoledì 29 febbraio 2012

I segreti della casta di Montecitorio: Calderoli: ben venti consulenti come ministro alla...

I segreti della casta di Montecitorio: Calderoli: ben venti consulenti come ministro alla...: Sbirciando nelle consulenze del vecchio governo arrivano notizie di tutti i tipi. Ma davvero! Anche da parte di chi si professava un tagli...

Il papà di Michel Martone non è uno "sfigato", anzi ha il doppio stipendio pubblico!

Il papà di Michel Martone non è uno "sfigato", anzi ha il doppio stipendio pubblico!:

Di sicuro non è uno "sfigato", secondo il simpatico appellativo lanciato dal figlio viceministro contro gli studenti universitari di 28 anni.

Ma Antonio Martone si sente sotto attacco. E si, perchè il governo vuole diminuire il budget in dotazione alla sua Civit (Commissione indipendente per la valutazione della trasparenza e dell'integrità nella pubblica amministrazione... sic!) da 4 a 2,4 milioni di euro e lui lancia il suo grido di dolore:" Così non ce la facciamo a fare il nostro lavoro!". Poverini, non ne sentiremo la mancanza , e nemmeno il governo se è vero che Passera ha creato una commissione fotocopia perchè evidentemente insoddisfatto dell'operato di Civit. Che perfino nell'ottenere dai principali manager pubblici la trasparenza on-line dei propri redditi non ha fatto una gran figura.

Sono clamorosi i casi come quello del Presidente dell'Inps Antonio Mastropasqua, che ha messo on-line solo lo stipendio dall'Inps di 209mila euro. Mentre si sa che il manager convoglia su di se ben 22 cariche (!) fra cui pure quella di vicepresidente di Equitalia e...



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