domenica 26 agosto 2012

Alto livello

Alto livello:
In un’intervista apparsa ieri sul Mattino e ripresa oggi da diversi quotidiani, Fabrizio Cicchitto ha argomentato la necessità del Porcellinum, cioé di una quota di onorevoli («almeno un terzo») che venga eletta con lista bloccata: «Altrimenti», ha spiegato testuale, «diversi parlamentari di alto livello non entrerebbero in Parlamento».
Io trovo che questa affermazione sia il più straordinario (e violento) “coming out” delle oligarchie di partito.
In democrazia, infatti, il concetto ontologico di “parlamentare di alto livello”, semplicemente, non esiste. Sono gli elettori – con il loro voto – a decidere se e a quale “livello” piazzare i loro rappresentanti. Se uno non ha i voti non è a nessun “livello”. Punto, fine. Piaccia o no, la democrazia è questa. E l’unica eccezione a questa regola è il ristretto numero di senatori a vita.
L’idea che un esponente politico sia di “alto livello” indipendentemente dai consensi (anzi, a dispetto di essi, tanto che bisogna garantirne l’elezione anche se non ha i voti!) è veramente drammatica.
Perché da un lato è un palese sfregio alla democrazia (”decidiamo noi partitocrati chi è di alto livello, arbitrariamente: e voi elettori zitti”) mentre d’altro lato certifica la grande cesura ormai in corso tra oligarchi e cittadini, ammettendo che i primi hanno bisogno di farsi un listino bloccato perché se accettassero la sfida del voto popolare resterebbero a casa.
Fantastico, no?

Financial Times: “Unicredit sotto inchiesta Usa. Aggirato embargo Iran” – Il Fatto Quotidiano

Financial Times: “Unicredit sotto inchiesta Usa. Aggirato embargo Iran” – Il Fatto Quotidiano

mercoledì 22 agosto 2012

Altro che Cosa Bianca: facciamo la Cosa Seria

Altro che Cosa Bianca: facciamo la Cosa Seria:
Altro che Cosa Bianca.
Facciamo la Cosa Seria.
Un movimento aperto a quel 99 per cento di cittadini che non vive di rendite e di finanza: che siano giovani o anziani, deboli o forti – perché anche i forti possono prendere con onore la responsabilità di essere garanzia degli altri.
Un movimento laico di quella laicità che è la più intelligente garanzia della solidarietà senza esegesi politica.

Nella Cosa Seria le porte sono aperte a tutti coloro che si riconoscono nelle priorità di programma che sono poche e chiare. Nella Cosa Seria ci si impegna ad essere includenti nel senso più pieno: quello che combatte le oligarchie, le iniquità, le rendite di posizione e le corporazioni.
Nella Cosa Seria la memoria è un punto di programma: la memoria della Storia di questo Paese (la migliore come stimolo e la peggiore come vaccino) e la memoria delle scelte politiche delle persone che vogliono starci. I liberisti smodati sono liberisti smodati, perché ne abbiamo memoria. I sostenitori prostituiti ai berlusconismi in tutte le sue salse sono incompatibili con noi, perché ne abbiamo memoria. I fiancheggiatori politici di persone condannate per mafia sono avversari politici senza mediazioni, perché ne abbiamo memoria.
Chi ha votato in Parlamento la sistematica distruzione della scuola, della magistratura, dei diritti dei lavoratori, delle emergenze per sfamare gli appalti, del suolo trasformato in appetitoso margine di monetizzazione, delle infrastrutture utili dimenticate, della sicurezza idrogeologica in nome del profitto, della sanità pubblica e di tutto ciò che è stato confiscato ai diritti, nella Cosa Seria non ha posto perché la memoria è il primo ingrediente della democrazia e i ravveduti dell’ultimo minuto sono alchimisti che ormai sappiamo riconoscere.
Nella Cosa Seria anche la verità è un punto di programma: la verità giudiziaria, la verità storica e la verità politica. Non si parteggia per questo o quel potere: si pretende l’emersione totale dei fatti e si difende chi lavora per questo. Senza calcoli elettorali e posizionamenti da patetico risiko politico.
Nella Cosa Seria si dialoga con il cuore dei partiti: i militanti, gli amministratori, le tante persone serie e per bene che fanno politica con impegno e passione in giro per l’Italia. Perché il sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, era un politico, Pio La Torre era un politico, Peppino Impastato era un attivista politico: la politica in Italia per molti è stata ed è una Cosa terribilmente e meravigliosamente Seria.
Nella Cosa Seria l’equità non è un spot europeista di macroeconomia ma passa attraverso un ridistribuzione dei diritti e dei doveri, dei costi e dei benefici e soprattutto delle opportunità. Opportunità garantite a tutti: la meritocrazia passa per forza da qui.
Nella Cosa Seria vincere le elezioni è un mezzo e non un fine. E anche governare dopo averle vinte è un mezzo e non un fine.
Nella Cosa Seria i diritti civili non sono più negoziabili con nessuno, né rinviabili, né assoggettabili a compromessi al ribasso o a diktat provenienti da chi fa della propria fede un elemento di divisione e non di fratellanza. E per questo, anche per questo, non sono alternativi ma al contrario strettamente connessi con i diritti sociali.
Nella Cosa Seria si pensa che i cinque miliardi di euro spesi finora per bombardare l’Afghanistan siano stati rubati al welfare, agli ospedali, agli asili nido, alla scuola pubblica. E che le spese in aerei da guerra o in supercannoni tecnologici siano solo un furto ignobile ai danni dei pensionati come dei precari.
Nella Cosa Seria si sta insieme, perché un’alleanza politica non è un matrimonio e quindi non divorzi se il tuo alleato urla troppo quando parla o è maleducato. Nella cosa seria conta la politica vera, il programma da realizzare, non le simpatie.
Nella Cosa Seria quando dici «ce lo chiede l’Europa» pensi alla legge anticorruzione mai fatta, al salario minimo garantito in Francia, al congedo parentale obbligatorio per i papà della Svezia, al reddito minimo di cittadinanza garantito da tutti gli stati europei tranne che da noi, in Spagna, Portogallo e in Grecia. Pensi a un modello di previdenza sociale che tuteli anche i lavoratori precari e le donne che devono lasciare il posto di lavoro in gravidanza, pensi a una legge sulla procreazione assistita che non ti costringa ad andare all’estero per fare un figlio, pensi al pluralismo dell’informazione e alla diffusione della rete.

Nella Cosa Seria siamo europeisti convinti, per questo pensiamo che l’Europa unita non sia quella delle banche ma quella dei cittadini, e che i mercati finanziari debbano essere controllati e le speculazioni scoraggiate con misure come la Tobin Tax per privilegiare gli investimenti sul lavoro e l’impresa.
Nella Cosa Seria ci si batte per un’Europa matura e solidale con un indirizzo comune, un esercito comune, liste comuni al parlamento europeo e una banca centrale in grado di mettere al riparo i singoli stati dall’attacco della speculazione finanziaria.
Nella Cosa Seria pensiamo che ciascuno sia cittadino del Paese in cui nasce, che l’immigrazione sia una risorsa e non una minaccia.
Nella Cosa Seria vogliamo che il carcere serva a rieducare e non a umiliare e che la detenzione sia l’ultima opzione dopo il ricorso a pene alternative.
Nella Cosa Seria siamo convinti che la lotta all’evasione si combatta abbassando la soglia del pagamento in contanti e tracciando i pagamenti. E che sia ingiusto aumentare il prelievo fiscale ricorrendo all’aumento dell’Iva e non alla patrimoniale.
Nella Cosa Seria immaginiamo città liberate dal traffico e dall’inquinamento grazie alle piste ciclabili, al car sharing, con un trasporto pubblico più efficiente e meno macchine.
Nella Cosa Seria crediamo che l’Italia meriti una politica industriale che punta a un modello di sviluppo sostenibile; nella Cosa Seria pensiamo che si cresca riconvertendo e non cementificando, puntando sulle energie alternative e non sulle grandi opere.
Nella Cosa Seria si fanno le primarie, si scelgono i parlamentari, non si decide mai soli, né in due o in tre.
Nella Cosa Seria sappiamo che la parola “sinistra” nel Paese ha ancora un senso diffuso che non appartiene a ceti politici né a gruppi dirigenti. È un sentimento, un modo di stare al mondo, un’appartenenza ideale e concreta che richiede coerenza e che non può ridursi in piccoli e particolari interessi di bottega, antiche inimicizie e gelosie d’appartenenza.
Per questo chiediamo che Sinistra Ecologia e Libertà e una parte consistente del Partito Democratico siano il motore di una coalizione che sia una Cosa Seria. Che guardi a Italia dei Valori, Federazione della Sinistra, ALBA, Verdi e tutti coloro che si riconoscono in un manifesto di posizioni chiare e realmente governabili, oltre che di governo. Perché non ci piace la strategia dell’inerzia per capitalizzare il consenso trascinandosi alle prossime elezioni, ma preferiamo la semplicità e la chiarezza delle idee da valorizzare insieme. Soluzioni collettive per risolvere i problemi, insieme: politica presa come una Cosa Seria.
Questo documento è stato scritto a molte mani (da Giulio Cavalli, Francesca Fornario, Alessandro Gilioli, Matteo Pucciarelli, Luca Sappino e Pasquale Videtta) ma non ci interessano i padri o i primi firmatari; ci interessa farsene carico e condividerlo. Sul serio.

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venerdì 17 agosto 2012

Sull’ardire utopico dei pensieri lunghi

Sull’ardire utopico dei pensieri lunghi:
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Credo che le molte ironie scritte in questi giorni sul vendoliano «ardire utopico dei pensieri lunghi» – decisamente la sciocchezza dell’estate – siano abbastanza giustificate: a fronte di un casino come quello dell’Ilva e soprattutto di un autunno che già si preannuncia di merda per tutti, l’«ardire utopico dei pensieri lunghi» fa pensare che il governatore della Puglia si sia fatta una gigantesca canna, e ciao.
Del resto un po’ la parabola di Vendola risente di questo recente ma radicale cambiamento dei tempi: quando a Palazzo Chigi c’era Berlusconi, si poteva legittimamente sognare un passaggio rapido verso tempi radiosi – la famosa ‘ora X’ di cui già discutevano i rivoluzionari tedeschi un secolo fa. Adesso che invece siamo nel concreto, razionale e asciutto presente dei tecnici (e del loro gelido governare la cosa pubblica a suon di decreti liberisti) nessuno si fa più illusioni, nessuno ha più voglia di sognare, si pensa tutti a sopravvivere nei prossimi due mesi e non a costruire un modello per i prossimi due decenni: con buona pace dell’«ardire utopico dei pensieri lunghi».
Eppure non c’è bisogno di aver studiato filosofia della storia per sapere che la politica – il fare politica – deve nutrirsi nella stessa misura di ideali lontani e di pragmatismo immediato, altrimenti è comunque zoppa. Lo è se vive solo di solo di sogni, ma lo è altrettanto se vive solo di gestione del presente, senza un modello a cui ispirarsi. Un modello che si sa non sarà mai raggiunto – la realtà è imperfetta per definizione – ma che serve appunto a modellare un po’ il presente, a poco a poco.
La nebulosa vendoliana di cazzate agostane è stata tremenda non solo per la ridicolaggine del linguaggio, ma soprattutto perché paradossalmente ottiene l’effetto opposto: quello di farci guardare sempre di più verso i nostri piedi e sempre meno verso il luogo dove stiamo andando.