giovedì 1 novembre 2012

L’asset sbagliato

L’asset sbagliato:
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Non ci vuole un genio per capire che la rappresaglia di Marchionne ha poco o nulla a che vedere con il costo, per l’azienda, di 19 operai a Pomigliano: è semplicemente uno dei tanti atti di guerra in quella ‘lotta di classe dall’alto verso il basso’ in corso da una trentina d’anni e ben spiegata da Luciano Gallino nel suo ultimo libro.
Fa un po’ specie che nello stesso giorno in cui giocava a Risiko contro i suoi dipendenti, Marchionne abbia visto bocciare dalla Borsa il suo ennesimo piano industriale, con il titolo Fiat sceso di oltre quattro punti: segno che anche i mitici mercati, pur miopi per natura, iniziano a vedere che non basta far la faccia feroce per nascondere le magagne imprenditoriali e la pochezza creativa.
Tra l’altro, è patrimonio ormai diffuso – dal New Deal in poi – la consapevolezza che non si è mai usciti da una crisi economica attraverso la lotta di classe: al contrario, solo una spinta verso la coesione sociale permette a una comunità di farsi forza e di migliorare la propria condizione collettiva. E perfino i guru bocconiani dell’efficientismo hanno capito che in azienda si ottengono i migliori risultati attraverso prassi rispettose – e non mostrando ogni giorno i muscoli.
Quando gli imprenditori (e i ministri) si renderanno conto che nel 2012 essere stronzi non è un asset ma una debolezza, avremo fatto un passo avanti per uscire dalla crisi: quella economica, ma anche quella etica e umana.

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