sabato 8 giugno 2013

Il paradosso del colpo secco

Il paradosso del colpo secco:
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Non so se state seguendo il balletto dei nuovi ’saggi’, i 35 (più sette) che tenteranno di fare quello che la politica non è riuscita a fare. Il mio collega e amico Alessandro Milan tutte le mattine su Radio 24 sfotte i giornali che se ne occupano – e un po’ ha ragione: l’immagine è quella di un Concilio di Nicea che si celebra in stanze ovattate, piene di stucchi e arazzi, mentre fuori la realtà si fa i cazzi suoi.
La scelta di alcuni ’saggi’ poi è quasi comica: ribadisco che il più grottesco per me non è né Violante né Frattini, ma il mitico Francesco D’Onofrio che di Bicamerali ne ha già affondate tre.
Per tutte queste ragioni ho un po’ di imbarazzi a parlarne anch’io, a prendere sul serio questi signori che andrebbero forse derubricati alla satira.
Tuttavia fra pochi giorni si vota per il sindaco, qui a Roma, come si è votato a Napoli e Milano nel 2011, a Parma e Palermo nel 2012 etc. E la realtà (quella che appunto si fa i cazzi suoi) dimostrerà di nuovo che in Italia esiste già un sistema elettorale che funziona, che crea maggioranze stabili, che di solito non permette inciuci, che non premia i voltagabbana, che consente ai cittadini di scegliere e costringe gli eletti all’accountability. E’, appunto, il sistema con cui si scelgono i sindaci nelle città più grandi. O, se preferite, il sistema alla francese con doppio turno e ballottaggio.
Si tratta anche del sistema più ‘democratico’: perché al primo turno permette a tutti di tentarci e chi vince al secondo è legittimato dalla maggioranza assoluta dei votanti.
Curiosamente, l’applicazione di questo sistema alle politiche è sempre stato osteggiato non solo dai frustoli centristi (Casini etc) ma anche dal Pdl, che non lo vuole a nessun costo.
Dico ‘curiosamente’ perché da quelle parti si dice e si ripete da anni che «in Italia la maggioranza degli elettori è moderata». Ora, se ne fossero così sicuri, non si capirebbe per quale motivo hanno tanta paura di un doppio turno, con un ballottaggio nel quale il candidato ‘moderato’ contende a colpo secco la vittoria al suo competitor.
Invece la realtà (sempre quella che si fa i cazzi i suoi) è un po’ più complessa. Ad esempio, l’elettorato ‘moderato’ e quello ‘progressista’ come si intendevano vent’anni fa non esistono quasi più: esistono cittadini diversi per formazione culturale o interessi che nel seggio votano le persone che sentono più vicine o che ritengono più decenti.
Essenzialmente, in Italia, la destra non ha molte persone spendibili, sicché spesso al doppio turno perde. E non è affatto detto che lo stesso Berlusconi, al colpo secco del secondo turno, riesca a far convogliare su di sé più della metà dei votanti: anzi.
Ricapitolando, in Italia il sistema elettorale è bloccato al Porcellum – e non si riesce a transitare verso il modello palesemente più funzionante di tutti – perché una parte politica ha paura di esporre al consenso popolare i suoi leader e i suoi volti.
Non so se di questo i ’saggi’ si rendono conto. Certo è che,essendo la loro super commissione composta in buona parte proprio da esponenti di quella parte, se anche se ne rendessero conto farebbero finta di niente.

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