mercoledì 25 settembre 2013

sabato 8 giugno 2013

Il paradosso del colpo secco

Il paradosso del colpo secco:
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Non so se state seguendo il balletto dei nuovi ’saggi’, i 35 (più sette) che tenteranno di fare quello che la politica non è riuscita a fare. Il mio collega e amico Alessandro Milan tutte le mattine su Radio 24 sfotte i giornali che se ne occupano – e un po’ ha ragione: l’immagine è quella di un Concilio di Nicea che si celebra in stanze ovattate, piene di stucchi e arazzi, mentre fuori la realtà si fa i cazzi suoi.
La scelta di alcuni ’saggi’ poi è quasi comica: ribadisco che il più grottesco per me non è né Violante né Frattini, ma il mitico Francesco D’Onofrio che di Bicamerali ne ha già affondate tre.
Per tutte queste ragioni ho un po’ di imbarazzi a parlarne anch’io, a prendere sul serio questi signori che andrebbero forse derubricati alla satira.
Tuttavia fra pochi giorni si vota per il sindaco, qui a Roma, come si è votato a Napoli e Milano nel 2011, a Parma e Palermo nel 2012 etc. E la realtà (quella che appunto si fa i cazzi suoi) dimostrerà di nuovo che in Italia esiste già un sistema elettorale che funziona, che crea maggioranze stabili, che di solito non permette inciuci, che non premia i voltagabbana, che consente ai cittadini di scegliere e costringe gli eletti all’accountability. E’, appunto, il sistema con cui si scelgono i sindaci nelle città più grandi. O, se preferite, il sistema alla francese con doppio turno e ballottaggio.
Si tratta anche del sistema più ‘democratico’: perché al primo turno permette a tutti di tentarci e chi vince al secondo è legittimato dalla maggioranza assoluta dei votanti.
Curiosamente, l’applicazione di questo sistema alle politiche è sempre stato osteggiato non solo dai frustoli centristi (Casini etc) ma anche dal Pdl, che non lo vuole a nessun costo.
Dico ‘curiosamente’ perché da quelle parti si dice e si ripete da anni che «in Italia la maggioranza degli elettori è moderata». Ora, se ne fossero così sicuri, non si capirebbe per quale motivo hanno tanta paura di un doppio turno, con un ballottaggio nel quale il candidato ‘moderato’ contende a colpo secco la vittoria al suo competitor.
Invece la realtà (sempre quella che si fa i cazzi i suoi) è un po’ più complessa. Ad esempio, l’elettorato ‘moderato’ e quello ‘progressista’ come si intendevano vent’anni fa non esistono quasi più: esistono cittadini diversi per formazione culturale o interessi che nel seggio votano le persone che sentono più vicine o che ritengono più decenti.
Essenzialmente, in Italia, la destra non ha molte persone spendibili, sicché spesso al doppio turno perde. E non è affatto detto che lo stesso Berlusconi, al colpo secco del secondo turno, riesca a far convogliare su di sé più della metà dei votanti: anzi.
Ricapitolando, in Italia il sistema elettorale è bloccato al Porcellum – e non si riesce a transitare verso il modello palesemente più funzionante di tutti – perché una parte politica ha paura di esporre al consenso popolare i suoi leader e i suoi volti.
Non so se di questo i ’saggi’ si rendono conto. Certo è che,essendo la loro super commissione composta in buona parte proprio da esponenti di quella parte, se anche se ne rendessero conto farebbero finta di niente.

sabato 18 maggio 2013

Il Prodi versato

Il Prodi versato:
Ora nel Pd tutti a piangere sul Prodi versato, ma muori se ne viene fuori uno a spiegare perchè non l'ha votato. Impossibile fidarsi di loro

domenica 12 maggio 2013

Gli scorpioni e lo stupore scemo

Gli scorpioni e lo stupore scemo:
Ma perché mai Alfano, che un paio di mesi fa guidava l’occupazione del Palazzo di Giustizia di Milano, non sarebbe dovuto andare al comizio contro la magistratura di Brescia?
Qualcuno in giro aveva davvero creduto che nel giro di poche settimane l’uomo che ha dato il suo nome al Lodo salva-Silvio fosse diventato un Norberto Bobbio redivivo?
O qualcuno poteva pensare che la nuova carica istituzionale rendesse “responsabili” gli eversivi del Cavaliere che da vent’anni ci dimostrano di anteporre proprio il Cavaliere alle istituzioni, anzi di usare semplicemente le seconde per gli interessi del primo?
Ma davvero in giro ci sono idioti così, convinti che bastava abbracciare gli scorpioni nell’aula della Camera per togliere loro il veleno?

giovedì 25 aprile 2013

Massimo D’Alema e la sindrome dell’”eminenza grigia”

Massimo D’Alema e la sindrome dell’”eminenza grigia”:
Piccoli dettagli. Ieri pomeriggio Massimo D’Alema ha smentito di aver partecipato con Bersani e Franceschini a Montecitorio a una lunga riunione col presidente incaricato Enrico Letta. Lo avevano scritto le agenzie, ma non ho motivo di dubitare della parola di D’Alema, anche perchè nei giorni precedenti egli aveva ripetutamente affermato di essere un semplice militante del Pd, privo di incarichi dirigenti e ormai fuori dal Parlamento. Suppongo che D’Alema smentirebbe ugualmente di aver telefonicamente avvertito Romano Prodi della propria contrarietà alla sua candidatura al Quirinale, prima della fatidica votazione dei 101; o di essere stato consultato da parte di Napolitano, prima dell’accettazione del reincarico…

Ricordo che anche nei giorni del Comitato dei 45, ormai sei anni fa, quando ci si riuniva per dare vita al Partito Democratico, D’Alema ostentava la sua non partecipazione a quegli incontri da lui giudicati inutili o nocivi. Suppongo facesse sentire la sua voce altrove. Ebbene, vorrei dirgli che questa sindrome dell’”eminenza grigia”, o se preferisce del quadro politico così intelligente e così amato dalla base che tutti lo vogliono consultare sebbene privo di incarichi formali, compiace forse il suo ego ma avvelena la dialettica democratica. Non a caso fa sì che il più “politico” dei leader della sinistra italiana venga sempre più frequentemente additato come interno a trame affaristiche. E lui s’illude di goderne, in termini di prestigio e di potere, forse nella convinzione che siamo il paese di Machiavelli e di Andreotti. Purtroppo non si rende conto dei danni che ha procurato così facendo al popolo di cui si sente l’espressione più alta.