sabato 31 dicembre 2011

31 Dicembre 2011 - Tempo di bilanci

31 Dicembre 2011 - Tempo di bilanci: Come sta? Male, grazie, ma non è detto che non possa essere ancora in vigore la legge di Murphy: "...se qualcosa va male, non è detto che non possa andare peggio..." Non era iniziato male, l'anno. Almeno ad ascoltare il Nano di Arcore, il Ministro Truccaconti, Emilio Fido, e Minzolini, che apriva il suo TG con dei fantastici servizi sulle abitudini sessuali del lombrico rosso da allevamento. I ristoranti tutti pieni (ancora fino a novembre), posti in aereo per i Caraibi neanche a parlarne, i conti messi in sicurezza, la crisi che non c'era, e ove mai vi fosse stata,...

giovedì 3 novembre 2011

Te lo buco, quel pallone

Te lo buco, quel pallone: Ero solo un marmocchio alto così, ma quando sulla spiaggia qualcuno mi minacciava di bucarmi il pallone perché gli era finito addosso mentre ci giocavo venivo sempre assalito dal sospetto che quello fosse già nervoso di suo, che i suoi problemi lo assillassero di brutto, che fosse così incasinato da ridursi a prendersela con un bambino invece di affrontare le sue cose e risolverle.

Spaccare la telecamera a un cronista non è soltanto un gesto evidentemente maleducato, ma soprattutto il sintomo di un nervosismo che ti assilla, ti angoscia, non ti lascia respirare: e allora ti sfoghi così, come puoi, perché ti girano a duecento all'ora e non sai come fartela passare.

Provavo sempre una certa compassione per quelli che volevano bucarmi il pallone, perché anche se avevano un costume all'ultima moda, una macchina nuova di zecca e un bell'orologio d'oro mi parevano infelici.

Mutatis mutandis, è la stessa sensazione che provo oggi.



lunedì 31 ottobre 2011

La task force del conflitto di interessi

La task force del conflitto di interessi:

L’onorevole Giampiero Catone è attualmente un sottosegretario del governo Berlusconi – uno di quelli che hanno fatto andata e ritorno dalla maggioranza – ed è il proprietario del quotidiano La Discussione.


L’onorevole Marcello De Angelis è un ex estremista di destra (Terza posizione), oggi sta nel Pdl ed è proprietario della rivista Area.


Rocco Girlanda è invece un finiano un altro parlamentare del Pdl, brevemente popolare per il suo recente rapporto di amicizia con Amanda Knox, e i suoi giornali sono il Corriere dell’Umbria e il Corriere di Siena.


Ed è un peccato che «Valteruccio» Lavitola al telefono non si ricordasse il nome del quarto parlamentare-proprietario di giornali che in Commissione garantiva, con i suddetti tre, la task force per votare il finanziamento diretto alle testate di partito, cioè anche alle loro testate.


E’ grandioso: parlamentari che votano se finanziare o meno se stessi, e curiosamente votano per finanziarsi.


Vedete, lo scenario che emerge da questa intercettazione ci rivela almeno due certezze difficilmente smentibili.


Primo, che intercettazioni come queste, che aprono ai cittadini uno squarcio di trasparenza così diverso dalle veline del Tg1, dovrebbero essere protette dall’Unesco, altro che proibirle.


Secondo, che il conflitto di interessi ormai è molto oltre la persona di Berlusconi, ed è un virus contagioso di cui davvero non ci libereremo, se oltre a volere il cambiamento noi non sapremo anche esserlo.

domenica 30 ottobre 2011

Sopportarlo ci costa il 6% d’interessi

Sopportarlo ci costa il 6% d’interessi:

Ma se voi doveste investire i vostri soldi con la sicurezza di solito fornita dai Titoli di Stato, per evitare gli imprevisti pericolosi della Borsa azionaria, chi scegliereste fra lei e lui? Merkel o Berlusconi? Germania o Italia? Il dilemma avrebbe dovuto essere risolto dalla comune appartenenza all’euro, masochisticamente bistrattato dal nostro presidente del Consiglio. E così in effetti i rendimenti dei Btp e dei Bund sono rimasti allineati al ribasso per molti anni, nonostante l’ampiezza del nostro debito pubblico. Poi sono cominciate le turbolenze dei mercati, è scoppiato il caso greco, ne è derivato un allarme sulla capacità dei governi di mantenere o ripristinare il rigore di bilancio e garantire la solvibilità. Risultato: dovendo stabilire di chi fidarsi e chi no, lo spread è schizzato fino a quote insopportabili. E ora i risparmiatori che devono comprare Btp italiani, la considerano un’operazione densa di incognite al punto di richiedere e ottenere un interesse del 6%. Non vorrei essere volgare, ma sapete che se ne fanno della lettera di rassicurazioni del governo italiano alla Commissione e al Consiglio Europeo? Sopportare Berlusconi ci costa il 6% di interessi. Sopportarlo, cioè, ci costa un tasso insopportabile.


Quello che ci aspetta

Quello che ci aspetta:

391614_10150513149323916_754158915_11464854_1901579965_n


Già già, come no, voglio proprio vederla l’uscita dalla recessione, con 700 mila disoccupati in più che ovviamente si taglieranno i consumi, in questo Paese sempre più vecchio e pessimista, senza uno straccio di stimolo per l’innovazione e la ricerca, e senza nemmeno più uno straccio di sentire condiviso.


Vi rendete conto no dove ci stiamo andando a ficcare, nella tripla morsa di Tremonti (tagli e ancora tagli), Berlusconi (guai a tassare i ricchi) e gli obiettivi che ci impone la Ue? Ci stiamo andando a ficcare in una spirale di recessione che produce povertà e di povertà che produce recessione.


Buona domenica s’intende.

domenica 28 agosto 2011

Il giorno che venne giù tutto

Il giorno che venne giù tutto: Il giorno che venne giù tutto fu un giorno come un altro: i notabili del colosso morente spolparono la carcassa fino all'osso, cartilagini incluse, spartendosi ordinatamente gli ultimi scampoli di trucco e parrucco catodico in un vivamaria di l'avevodetto.

Il giorno che venne giù tutto non si udì neppure uno sbuffo: quelli che avevano pensato di sentire un boato vent'anni prima erano già stati messi a tacere a colpi di bagaglino, sicché nessuno fiatò.

Il giorno che venne giù tutto nessuno si disperò, perché non c'era più niente di cui disperarsi: eccezion fatta per il leggero capogiro dovuto all'astinenza dai quotidiani trapoconesiamofuori.

Il giorno che venne giù tutto c'era un bel sole, nessun muro da conservare in teca e niente di pronto per salvarci.

Fu proprio quello, dopotutto, che ci salvò.

Sent from my Blackberry®

lunedì 22 agosto 2011

Il Pd e soldi vaticani

Il Pd e soldi vaticani:

Domani, alla commissione bilancio del Senato, arriverà la contromanovra del Pd: vale a dire la proposta alternativa a quella di Tremonti per rimettere un po’ in sesto i conti dello Stato.


Da quel che si legge, saranno per lo più cose condivisibili e di buon senso: tracciabilità dei movimenti di denaro sopra i mille euro, reintroduzione del falso in bilancio, una qualche forma di patrimoniale, tagli ai costi della politica, dismissioni di proprietà dello Stato, nuove liberalizzazioni etc.


Tutto lascia pensare che sarà invece del tutto ignorata la richiesta di tagliare almeno un po’ i circa tre miliardi di euro che ogni anno lo Stato regala in varie forme al Vaticano.


E’ uno di quei casi in cui, forse, ha ragione il mio amico Raffaele Calabretta quando scassa i maroni al mondo con l’idea delle doparie, cioè di una qualche forma di consultazione della base di fronte a scelte importanti, anche simbolicamente.


Voglio dire, sarebbe molto interessante se gli elettori e/o gli iscritti del Pd potessero esprimersi in merito, in modo da verificare se i veti dei vari Bindi e Fioroni sono condivisi dalla base del partito o no.


Oggi, ad esempio, l’Unità ha coraggiosamente affrontato l’argomento, ma con una doppia pagina che è un capolavoro di equilibrismo: un tiolo che più anodino non si può: «La polemica su fisco e Chiesa, Avvenire contro l’onda in Rete») e due pareri perfettamente simmetrici, uno di Castagnetti che parla di «intimidazione sui cattolici» e uno di Emiliani centrato invece sui «troppi privilegi» ecclesiastici.


E’ davvero così neutrale o equamente divisa, la base del Pd?


Mah.


Saperlo sarebbe utile, credo, a dare un po’ di identità a un partito che anche su questo non è né carne né pesce.


E sia chiaro: non si tratta di trasformare le chiese in bivacchi di bolscevichi, né di lasciar prevalere vecchie o nuove rabbie anticlericali. Semplicemente, di nuovo con buon senso, di limare un po’ certi eccessi di subalternità: almeno l’Ici sugli immobili, santo Dio, e l’assegnazione al welfare comunale dell’8 per mille di chi non sceglie nulla (oggi redistribuito in modo proporzionale sulla base di chi ha scelto, e quindi in buona parte reindirizzato al Vaticano).


Piccole cose, appunto, che diano il segno di un’emancipazione dello Stato dalla Chiesa di cui credo molti, laici e cattolici, nel Pd sentano il bisogno.

lunedì 18 luglio 2011

Hasta la casta, Unità

Hasta la casta, Unità: "

Sardo28


Sulla nuova ‘Unità’ avrei anche steso un pietoso velo di silenzio se non avessi letto oggi questo editoriale contro la “facile caciara anti casta”, altrove definita nel pezzo anche “isteria anti casta”.




All’Unità non interessa evidentemente fare inchieste civili e battaglie pacate sui troppi privilegi dei parlamentari, sugli stipendi e sui benefit oltre ogni misura, sulle mille auto blu che girano a sirene spiegate, sugli amici nei voli di Stato, sulla difesa bipartisan delle province, sui portaborse sottopagati perché il deputato ci fa pure la cresta.


No, meglio fare un po’ di complottismo secondo il quale «la degenerazione del ceto politico viene enfatizzata per occultare alcuni nodi storici di fondo».


E ancora, il vecchio ricatto: «Mandare in malora i partiti ha finito per affidare il potere all’azienda», come se a forza di scaragnare soldi pubblici non fossero gli stessi partiti (non tutti e non in modo uguale, certo) a mandarsi in malora da soli, in termini di reputazione, senza bisogno di alcuna regia misteriosa che che ne rovini l’immagine.


Davvero non capisce, l’Unità di Claudio Sardo, che i peggiori nemici dei partiti come preziosi strumenti di democrazia sono quelli che ne fanno invece privati strumenti di guadagno?


Davvero non capisce che questa “isteria anticasta” – anche nelle sue declinazioni più biliose e semplificatorie – è solo l’esito di chi ha fatto per troppo tempo della politica un mezzo per far svoltare il proprio reddito e la propria posizione sociale?


E davvero non capisce, infine, che l’unico modo per mettere fine a tanta “isteria” non è accusarla di intelligenza con il nemico, ma al contrario azzerarne le cause, cioè i privilegi della casta medesima?

"

martedì 12 luglio 2011

L'analisi dell'agente ...

L'analisi dell'agente ...: "

L'analisi dell'agente Spread

Lo chiamerò così, perché il nostro 'agente' preferisce restare anonimo. L'agente Spread guarda al nostro Paese da lontano, ma ha informazioni precise e rigorose. Ecco quanto ci scrive:

Per capire quello che sta accadendo bisogna comprendere due fattori molto importanti che caratterizzano i mercati finanziari: mentre il secondo è un elemento costante dei mercati, il primo è più tipico di questi giorni:

- la Grecia prima o poi andrà in default, che è un termine tecnico per dire che non è in grado di ripagare il suo debito pubblico e che chi ha prestato soldi alla Grecia non riuscirà a riavere indietro tutti i suoi soldi, ma solo una parte. Su quanto i creditori riusciranno a recuperare c'è molta incertezza, e tutto questo rende gli investitori molto nervosi;
- con la globalizzazione, i mercati finanziari sono diventati come grandi greggi di pecore; gli investitori guardano si all'andamento dell'economia dei singoli paesi, ma soprattutto guardano a quello che fanno gli altri investitori; se si rendono conto che il mercato va tutto in una direzione, tendono a seguire questa direzione per minimizzare le perdite, o comunque per evitare di rimanere con dei titoli o azioni che non valgono un granché.

In questo contesto, tutti hanno paura di fare mosse e si guardano intorno per cercare di capire come andrà il mercato per cercare di anticipare ogni mossa.

A questo punto si inseriscono due eventi: la riduzione del rating dell'Italia da parte di Moody's e S&P e la manovra, quest'ultima unita alle discussioni interne al governo.

La riduzione del rating ha reso gli investitori molto prudenti con l'Italia, ha fatto si che gli investitori puntassero l'attenzione su ciò che avviene nel nostro paese per capire futuri sviluppi.

Poi è arrivata la manovra: di per sé, nonostante quello che si dice, la manovra è insufficiente, perché un quarto dei tagli si basa su misure che si devono ancora decidere. In piu' le misure devono essere implementate fra due anni, e noi italiani non siamo tanti bravi a mantenere gli impegni. Su tutto questo poi si sono sovrapposti i giochini all'interno del governo, che hanno indebolito l'unica persona del governo su cui sia gli investitori che le istituzioni internazionali hanno fiducia, Tremonti.

A questo punto, gli investitori più avversi al rischio hanno cominciato a ritirarsi dal mercato italiano per vedere come si sviluppavano le cose. Questo ritiro di fondi normalmente non averebbe avuto grandi effetti, ma visto il nervosismo che la situazione greca ha generato, questo è stato il segnale che ha innescato "l'effetto gregge" e le cadute degli ultimi due giorni. La reazione della Consob poi, ha solo peggiorato le cose perché ha dato un ulteriore segnale di difficoltà da parte delle istituzionoi italiane.

Sintetizzando: visto l'estremo nervosismo causato dalla situazione greca, la comunicazione della politica economica diventa ancora più importante della sua sostanza. Difatti, nonostante l'insufficienza della manovra Tremonti, la situazione italiana è dieci volte migliore di quella spagnola o portoghese e cento volte meglio di quella greca.
Ma quello che il governo non ha capito è che in queste situazioni non si possono fare i giochini con i conti pubblici altrimenti "il gregge" punisce. Se a questo poi si unisce una certa debolezza (cioè troppo poco capitale proprio) delle banche italiane, allora ecco che si arriva a cosa e' successo negli ultimi due giorni, con le banche colpite e con gli interessi pagati sul debito pubblico italiano alle stelle.

Ora, nel governo c'è bisogno di stare in silenzio e di parlare con il fare. Poche discussioni e decisioni, senza troppe recriminazioni su speculatori o contro le agenzie di rating; fare senza lamentarsi, i lamenti sono solo ulteriori segnali di debolezza. E poi bisogna sperare, perché non dipende tutto da noi, a questo punto.

Pubblicato da civati | Commenti (15)


Cita il post nel tuo blog Segnala il post Aggiungi su del.icio.us Aggiungi su digg.com Aggiungi su Google Aggiungi su Yahoo Aggiungi su Technorati Aggiungi su Badzu Aggiungi su Facebook Aggiungi su OKNOtizie Aggiungi su Twitter Aggiungi su Windows Live Aggiungi su MySpace Aggiungi su FriendFeed"

giovedì 7 luglio 2011

Nel PdL ritrovata l'unanimità: "Brunetta è un cretino"

Nel PdL ritrovata l'unanimità: "Brunetta è un cretino": "Tutti hanno visto il video, mitico, nel quale lo Stato Maggiore del PdO (Partito degli Onesti), concorda sul fatto che Brunetta sia un cretino. Opinione che finalmente ha visto maggioranza e opposizione ritrovare l'unanimità su qualcosa (unico astenuto: Daniele Capezzone). Pochi invece hanno visto lo stesso video commentato da quel produttore di cianuro che risponde al nome di Francesco Merlo. Da non perdere: [Il film muto 'Brunetta è un cretino' commentato da Francesco Merlo]"

venerdì 17 giugno 2011

Far salsicce del porcellum - di Lameduck

Far salsicce del porcellum - di Lameduck: "'Noi riteniamo queste verità di per se stesse evidenti, che tutti gli uomini sono creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità. - Che per garantire questi diritti, i governi sono istituiti tra gli uomini, derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati, - che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o abolirlo , e di istituire un nuovo governo, che si fondi su tali principi e organizzi i suoi..."

lunedì 30 maggio 2011

Quelli del 1994 Lo temevamo ed ...

Quelli del 1994

Lo temevamo ed ...
: "

Quelli del 1994

Lo temevamo ed è puntualmente successo. I leader del centrosinistra sono ripartiti con le analisi: è il lavoro che gli viene meglio, le campagne elettorali le lasciano fare agli altri.

Leggo un sacco di interessantissime elucubrazioni sui giornali. La migliore è quella di Massimo Cacciari, che avrebbe candidato Albertini perché Pisapia nemmeno giocava la partita. E ora commenta, senza fare un plissé, la vittoria di Pisapia. Speriamo solo che non porti sfortuna.

Altri, strateghi della più bell'acqua, ci spiegano che adesso non bisogna fare come nel 1994, quando, dopo la vittoria delle Comunali, si pensò di vincere da soli.

Il riferimento al 1994 va preso sul serio soprattutto perché chi ne parla nel 1994 già c'era. E allora fece il primo di molti errori.

Quelli del 1994 spiegano che ci vuole un'alleanza tipo 2006, molto larga e inclusiva, in cui si decida a tavolino più o meno tutto quello che serve. Chi va a Palazzo Chigi e chi al Quirinale. Anche nel 2006, del resto, la strategia era affidata a loro. Ed è andata benissimo, in effetti.

Gli stessi che qualche settimana fa mi spiegavano, in camera caritatis, che avremmo perso Milano e Napoli, gli stessi che accolsero il mio appello in direzione nazionale per puntare tutto ma proprio tutto su Milano e Napoli con un'alzata di spalle, gli stessi che da un anno passano la vita a far trame di Palazzo, e che hanno vinto queste elezioni "a loro insaputa", ci vogliono spiegare che cosa dobbiamo fare.

Personalmente, mi farei ispirare dagli elettori, mi farei consigliare da loro e rispetterei il senso del loro voto e delle loro aspettative. Gli elettori, in tutta la penisola, hanno chiesto discontinuità e che ora si aspettano una proposta di governo comprensibile e forte. Come hanno fatto a Milano ma anche a Napoli.

Per questo ripartirei da un'alleanza che non è quella del 1994 (perché il Pd non è il Pci, e continuare a ripeterlo non fa bene né al Pd, né al Pci), ma quella del 2011. E darei un progetto di governo e un leader a tutta questa energia che si è diffusa nel Paese, cercando di recuperare alla politica l'immensa forza civica che appare rinnovata e finalmente libera. Perché il civismo, in Italia, non è rappresentato solo da LCdM, con rispetto parlando.

E poi mi dedicherei a quel 40% in media che comunque non va a votare, perché il dato non è cambiato, nonostante i ripetuti (ma un po' formali) appelli alla partecipazione.

E, da ultimo, farei qualcosa per ridare dignità alla politica del Pd nel Sud, che tra la scoppola di Napoli, i risultati decimali in Calabria e le alleanze siciliane, esce decisamente mortificato da questa tornata amministrativa.

In effetti c'è una cosa che assomiglia al 1994, oltre alla presenza dello stesso gruppo dirigente, ed è che è finito un ciclo, come qualcuno ripete da un anno abbondante. Capisco che per alcuni leader potrebbe essere traumatico rendersene conto, ma è così. E cercare di negare il divenire è il peggior errore politico che si possa fare. E non è di sinistra, no. Per niente.

Da ultimo, si fa notare che Casini e Fini, che escono miniaturizzati da questo risultato, stanno lavorando in prospettiva di un centrodestra moderato e finalmente presentabile, non di un'alleanza strategica con il centrosinistra. Del resto anche loro c'erano nel 1994 (uno aveva lavorato con Forlani, l'altro con Almirante) e chissà se ce la faranno nei prossimi anni a reggere nella stessa posizione di sempre. Ma loro son conservatori. Appunto.

Prima di buttarsi nella defatigante politica-delle-alleanze (che in parte abbiamo già, tra l'altro), bisogna guardare avanti, con coraggio, convinzione e maturità. Prima di tutto viene il progetto e un leader nel quale riconoscersi. Proprio quello che manca oggi, come mancava, guarda caso, anche nel 1994.

Pubblicato da civati | Commenti (3)


Cita il post nel tuo blog Segnala il post Aggiungi su del.icio.us Aggiungi su digg.com Aggiungi su Google Aggiungi su Yahoo Aggiungi su Technorati Aggiungi su Badzu Aggiungi su Facebook Aggiungi su OKNOtizie Aggiungi su Twitter Aggiungi su Windows Live Aggiungi su MySpace Aggiungi su FriendFeed"

sabato 14 maggio 2011

Omofobia? Magari!

Omofobia? Magari!: "

Piergiorgio Paterlini per Piovonorane.it:



Non capisco tutto questo stupore per la patente negata a un omosessuale.


Io non sono stupito affatto. Da sempre penso che la discriminazione contro i gay nasca da un colossale e ridicolo, se non fosse tragico, equivoco, equivoco però ancora più grave dell’omofobia.


Spiego. Nonostante tutto, questa nostra (in)civiltà pensa che le donne siano il problema: sono loro gli esseri inferiori, se abbiano o meno un’anima è cosa a dire il vero che non è mai stata chiarita una volta per tutte, ma che non sappiano guidare, diosanto, questo sì è chiaro chiarissimo da sempre. Donna al volante pericolo costante. Cosa ridete? Non c’è niente da ridere.


La faccenda della patente nasce da qui. Se è meglio che le donne non guidino figurarsi un uomo che ha “scelto” di fare la donna. Questo dice il senso comune.


Questo abbiamo profondamente radicato “dentro”. Omosessuale = passivo. E passiva è la donna, per definizione, costituzione anatomica, “natura”. Tant’è che il linguaggio volgare – quello che il Premier, en passant, ha ormai elevato a linguaggio istituzionale – il linguaggio volgare, dicevo, pensa che l’atto omosessuale “attivo” non solo non sia disprezzabile ma sia addirittura il massimo: sinonimo e simbolo di virilità, potenza, dominio, perfino somma astuzia. «Ah ah, gliel’ho proprio messo nel…».


Non parliamo forse così? E ciò che parliamo è ciò pensiamo, si sa. «Gliel’ho messo nel» è il linguaggio principe, segno e simbolo di dominazione e potenza, appunto, dall’Impero Romano (no, da molto prima) a oggi. Una indiscutibile prova di virilità e di orgoglio da ostentare, metaforicamente e anche concretamente.


Quindi, è con le donne che questa società continua ad avere un bel problema, sono le donne a essere inferiori, e ridicolo è l’uomo che fa la donna, tutto qui (l’omosessualità c’entra come i cavoli a merenda). Ridicolo – e possibilmente da menare virilmente – è colui che, essendo stato beneficiato dalla natura del potere di essere maschio, è così scemo, e malato, da abbassarsi all’umiliante “ruolo” passivo-femminile.


Ma con tutto questo il macho attivo (non solo nelle carceri, cosa che pure la dice lunga) non c’entra nulla, anzi è l’esatto opposto. E proprio questo tradimento indica la meravigliosa definizione di “atti contronatura”. Non fatevi infinocchiare – appunto – quando sentite questa espressione. Non c’entra l’omosessualità, contronatura è un maschio che tradisce la propria natura di maschio.


Omofobia? Magari! Non siamo nemmeno omofobi. Non lo siamo ancora! Essere davvero omofobi – rispetto alla nostra imbecillità – sarebbe già un passo avanti. Purtroppo non siamo ancora arrivati a questo stadio di (in)civiltà. Siamo più indietro e più in basso. Siamo a un’idea barbara, grottesca, paleolitica della donna. Che Iddio ci aiuti.


(P.P.)

"

lunedì 9 maggio 2011

Più di B Nichi Vendola ieri ...

Più di B

Nichi Vendola ieri ...
: "

Più di B

Nichi Vendola ieri ha riempito il piazzale intorno all'Arco della Pace. Un comizio lungo e articolato, con il solito limite di rappresentare perfettamente le questioni e gli scenari indicando però poche soluzioni, ma con un effetto obiettivamente grandioso.

Chi lo attacca per la narrazione - come fanno molti nel Pd, anche nelle loro riflessioni più sofisticate - dovrebbero ascoltarlo e vedere la faccia che fa il popolo del centrosinistra (a cui Vendola si rivolge, perché Sel, come ha ricordato ieri, è «una partita» non «un partito»).

Ieri Vendola ha evitato certi barocchismi divenuti, nel tempo, insopportabili, e ha lanciato una sfida antica e molto innovativa insieme. Lo ha fatto con passione e spendendosi fino in fondo, come avrebbero dovuto fare tutti i leader del centrosinistra in queste ultime settimane.

Con lo stesso spirito avevamo lanciato Tutti X Milano, una giornata di mobilitazione che ha raccolto l'adesione di centinaia di persone (giunte anche da lontano, con un manipolo di straordinari pisani), ma che non ha avuto l'effetto politico (e mediatico) sperato, anche perché - dopo il comizio di Rosy Bindi - il popolo del Pd si è (giustamente) sparpagliato tra le decine di banchetti organizzati in città.

Ora, però, non è il caso di dare i voti, ma cercare di recuperarne a sufficienza per andare al ballottaggio anche a Milano. E qui conta l'impegno di tutti (ma proprio tutti) perché nemmeno un voto vada perduto. Con i sondaggi che ci sono, anche il minimo movimento è decisivo. E sarebbe un peccato perdere l'occasione per mandare un segnale, altrettanto decisivo, al premier attualmente in carica. Perché Milano libera tutti. Appunto.

Pubblicato da civati | Commenti


Cita il post nel tuo blog Segnala il post Aggiungi su del.icio.us Aggiungi su digg.com Aggiungi su Google Aggiungi su Yahoo Aggiungi su Technorati Aggiungi su Badzu Aggiungi su Facebook Aggiungi su OKNOtizie Aggiungi su Twitter Aggiungi su Windows Live Aggiungi su MySpace Aggiungi su FriendFeed"