domenica 29 aprile 2012

Il Simplicissimus: Le grandi baraccopoli del futuro

Il Simplicissimus: Le grandi baraccopoli del futuro: di Anna Lombroso Sempre più poveri, al punto che a migliaia diventano “nomadi” urbani, che ci saranno sempre più nativi baraccati, che ...

sabato 14 aprile 2012

A Brescia si perpetua l’ingiustizia di Stato

A Brescia si perpetua l’ingiustizia di Stato:
Andrebbe sentita e risentita quell’atroce sequenza sonora del comizio sindacale in piazza della Loggia a Brescia, interrotto dall’esplosione della bomba. E le urla dei feriti, e di nuovo il sindacalista che cerca di evitare il panico. Quelle voci e quel suono mi restano impressi fin dal 1974. Rappresentano, a maggior ragione dopo l’assoluzione degli imputati di destra (fra cui un generale dei Carabinieri) oggi comunicata dalla Corte d’assise al termine del processo d’appello, il segno concreto dell’ingiustizia di Stato in Italia. Una democrazia minata dalla presenza negli apparati dello Stato di una componente eversiva di matrice fascista disinvoltamente utilizzata nell’ambito della guerra fredda in funzione anticomunista. E’ doloroso che neanche 38 anni dopo si possa ratificare in una sentenza questa verità storica ormai riconosciuta, incontestabile. Il mio abbraccio ai parenti delle vittime di Brescia, e in particolare al loro valoroso portavoce Manlio Milani, alla cui sofferenza oggi mi sento di partecipare.

venerdì 6 aprile 2012

Manifesta insussistenza

Manifesta insussistenza:
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Probabilmente lo vedremo bene negli anni che cosa significa concretamente il concetto di ‘manifesta insussistenza’ dei motivi economici che – secondo l’ultima riformulazione – consentirà al lavoratore licenziato di provare a ottenere il reintegro. Vedremo cioè se ha ragione Bersani quando esulta o Monti quando riduce l’eventualità a un’ipotesi accademica.
A occhio però mi pare che abbia ragione il secondo. Chiunque abbia un filo di esperienza in un’azienda sa benissimo che non c’è nulla di più facile per la medesima che dimostrare la sopravvenuta inutilità di un lavoratore e delle sue funzioni: basta affidargli una mansione non strategica, o inaridire gradualmente il senso della stessa nelle dinamiche di produzione, o esternalizzarla, o affidarla ad altri colleghi, o barbatruccare quanto basta i numeri con un paio di di partire di giro (specialità quest’ultima nella quale gli imprenditori italiani sono maestri riconosciuti worldwide).
Resta quindi abbastanza evidente il senso profondo di questa riforma del lavoro: spostare ancora un po’ più in là i rapporti di forza a favore di chi già li dominava, creare un clima se non di aperta paura almeno di maggiore sottomissione, insomma tutto fuori che il celebre ‘modello tedesco’, cioè un virtuoso patto sociale tra i diversi soggetti della produzione per uscire insieme dalla crisi.
Il tutto, senza affrontare il nodo più importante della questione, per quanto riguarda gli (ex) ‘garantiti’, cioè la riacquisizione degli skill professionali per essere decentemente al passo con un mondo del lavoro in cui i know how professionali cambiano del tutto ogni tre o quattro anni, quindi dove chiunque diventa obsoleto (e pertanto licenziabile, ma soprattutto non più riassumibile) se non cambia e rinnova le proprie vendibili capacità.
Tralasciando il resto, cioè la mitica facilitazione dell’ingresso nel mondo del lavoro, con il promesso e disatteso riordino del gran caos attuale e la bottarella finale ai precari per dare il contentino ai sindacati.
Questo è il piatto che ci hanno ammannito, alla fin fine.
I due obiettivi principali comunque sono stati raggiunti: salvare la faccia a Monti di fronte alla Bce e salvare la faccia a Bersani di fronte ai suoi potenziali elettori.
Ah, dite che che forse ci dovevano essere anche altri obiettivi?
Mi sa che non ci avevano pensato.